Alessandro Butticé

“Un giudice indipendente, uno Stato più libero”: Alberto Cianfarini tra i magistrati che votano SÌ

4 Marzo, 2026

Cultura Identità, 4 marzo 2026

Mia intervista esclusiva a Cultura Identità di uno dei firmatari del documento contenente le ragioni dei magistrati che sostengono la riforma dell’ordinamento giurisdizionale. Il dr. Alberto Cianfarini, dopo essere stato ufficiale della Guardia di Finanza, ed ufficiale di polizia giudiziaria alla procura di Milano durante Mani Pulite, è entrato in magistratura dove ha svolto le funzioni di PM, giudice penale ed ora è giudice civile presso il Tribunale di Roma.

 

VIDEO INTERVISTA PER EUROCOMUNICAZIONE, 5 marzo 2026

Introduzione

In un momento cruciale per l’assetto costituzionale della giustizia italiana, Identità Cultura ospita una voce autorevole e indipendente della magistratura: il dott. Alberto Cianfarini, oggi giudice civile presso il Tribunale di Roma, già Sostituto Procuratore della Repubblica a Palmi e Catanzaro (anche DDA), Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, docente universitario e autore di numerose pubblicazioni giuridiche.

Il suo percorso professionale, iniziato nel 1981 nella Guardia di Finanza quale vincitore di concorso per l’Accademia, testimonia un’intera vita spesa al servizio dello Stato. È qui che ci siamo conosciuti: io, 79° corso “Podgora II”, lui 81°, “Osum II”. Un cammino comune, segnato da un identico sentire – quello del servitore leale e imparziale delle istituzioni.

Cianfarini, firmatario, assieme ad altri colleghi, di un chiarissimo manifesto sulle ragioni dei magistrati del SÌ alla riforma costituzionale della giustizia, prima di entrare in magistratura è stato anche ufficiale di polizia giudiziaria presso la Procura di Milano durante la stagione di Mani Pulite. Un’esperienza quindi completa e poliedrica ed una conoscenza approfondita della cloaca del “sistema” che governa la giustizia scoperchiato di fronte all’opinione pubblica da Luca Palamara.

In questa articolata intervista contesta punto per punto le argomentazioni del fronte del NO, in particolare quelle provenienti da una parte della magistratura associata. L’ANM e le sue correnti, per intenderci. Il cuore della sua tesi è chiaro: l’attuale sistema di autogoverno, segnato dal peso delle correnti e da logiche di appartenenza nelle nomine, si è progressivamente allontanato dallo spirito dell’articolo 104 della Costituzione, cardine dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura da ogni altro potere.

La separazione delle carriere, il sorteggio quale strumento di garanzia contro le cordate interne, l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare realmente autonoma, non sono, secondo l’intervistato, un indebolimento della magistratura, ma un rafforzamento della sua credibilità e della fiducia dei cittadini.

Non si tratta di una battaglia ideologica né di un confronto tra poteri. È, piuttosto, una riflessione sul significato autentico dell’indipendenza: indipendenza dalla politica, certo, ma anche – e soprattutto – dalle incrostazioni di sistema che nel tempo possono deformare le migliori intenzioni.

Una conversazione franca, fondata sull’esperienza concreta di chi la giustizia l’ha servita dall’interno, con quella disciplina e onore sanciti dall’articolo 54 della Costituzione per tutti i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche. A cominciare dai magistrati che, come i militari, hanno prestato un solenne giuramento di osservanza della Costituzione. Quella stessa Costituzione, disciplina e l’onore che alcuni colleghi di Alberto Cianfarini, non hanno sempre dimostrato di osservare ed avere. Esercitando, dicono, il loro diritto di pubblica manifestazione del pensiero di cui all’articolo 21, ma dimenticando quell’obbligo di disciplina ed onore di cui all’articolo 54.

Le correnti

Nel chiarissimo documento sulle ragioni dei magistrati a favore del SÌ, di cui anche tu sei firmatario, si afferma che chi vota NO pensa di difendere la Costituzione ma in realtà difende “un sistema profondamente malato”. Perché ritieni che l’attuale assetto del CSM rappresenti una degenerazione rispetto allo spirito dell’art. 104 della Costituzione?

Perché con l’attività delle cosiddette “correnti”, che sono movimenti esponenziali di idee ma “di fatto” ideologiche tra magistrati, il CSM è stato trasformato “nel concreto” ad Ente che costituisce una diretta promanazione della A.N.M., che non è altro che una semplice, quanto

potente, associazione tra privati.

Con la scelta soggettiva dei magistrati da candidare al CSM, sovente nel numero esatto dei posti disponibili, il magistrato eletto prende decisioni decisive per la funzionalità dell’Amministrazione giudiziaria, spesso frutto solo delle preordinate scelte correntizie effettuate per logica di “appartenenza” e non per “competenza”.

Nel documento parlate addirittura di “occupazione” del CSM da parte delle correnti. In che modo le correnti, nate come aggregazioni culturali, si sono trasformate in centri di potere?

La legge elettorale favorisce le aggregazioni delle Candidature; senza la forza anche economica della corrente non si ha la possibilità concreta di essere eletti al CSM. Quindi non ci sono canditati esterni alle correnti.

Quest’ultime selezionano i candidati dopo anni di gavetta correntizia. Giunti al CSM i prescelti sovente mantengono fedeltà alle correnti; ecco spiegata la logica delle nomine a pacchetto. Uno a me, uno a te e a quest’ultimo – che non è portato da nessuna corrente, anche se il più meritevole – niente.

Uno dei punti centrali è la logica dell’“appartenenza” nelle nomine. Puoi spiegare concretamente come questo meccanismo incide sulla carriera di un magistrato?

Senza iscrizione alla corrente, come dicevo, non si ha speranza di un incarico semi direttivo o direttivo, ma non basta neanche l’iscrizione.

Occorre essere un fedele servitore della Corrente e, in futuro, sarai ragionevolmente ripagato con una nomina in qualche ufficio direttivo.

Questo è stato ben spiegato nei libri di Palamara e il metodo di scelta dei dirigenti con la logica dell’appartenenza è la criticità che questa Riforma costituzionale vuole superare.

Le nomine a pacchetto

Le cosiddette “nomine a pacchetto”, di cui ha fatto cenno, e il bilanciamento tra correnti sono descritte come prassi consolidate. Qual è l’impatto di questo sistema sulla qualità della giurisdizione e sulla fiducia dei cittadini?

Non si può avere, spesso, la scelta del magistrato dirigente prescindendo dalla logica dell’appartenenza; c’è una sorta di baratto negoziale dei posti per far sì che tutti i soggetti “correntizzati” siano accontentati. Ecco spiegata la ragione per la quale le pratiche,

relative alla nomina dei dirigenti, viaggiano sempre cumulativamente insieme.

Vengono nominati contemporaneamente più dirigenti per più incarichi in una sorta di bilanciamento degli interessi complessivi finali delle correnti che, in questo modo, possono accontentare i loro rappresentanti e fare più proseliti ed iscritti per la prossima tornata elettorale.

Questa è la ratio “curativa” sottesa alla auspicata revisione della Costituzione.

La qualità della giurisdizione migliorerebbe con la scelta dei dirigenti basata solo sui curriculum certificati e verificati.

Dalle chat di Palamara emergerebbe un sistema di spartizione trasversale. Perché, a tuo avviso, la magistratura non è stata capace di una vera autocritica dopo quel caso?

Non è colpa della Magistratura ma dei singoli.

La legge elettorale per la elezione dei componenti del CSM è strutturata consentendo alle correnti di candidare e far eleggere i loro iscritti al CSM. Finché i Consiglieri avranno un mandato elettorale da una propria corrente continueranno ad effettuarenomine per appartenenza. È quasi fisiologico con la scelta elettiva.

Questa è criticità che la revisione della Costituzione vuole superare col sistema del sorteggio.

Sorteggio sì, sorteggio no

Tu sostieni quindi che il sorteggio sia l’unico strumento efficace per spezzare il potere delle correnti. Perché le riforme elettorali precedenti hanno fallito?

Solo se si agisce tagliando il cordone ombelicale tra magistrato elettore\corrente\candidato\eletto al CSM avremo nomine dirigenziali che rispettano profondamente l’art.97 della Costituzione.

Il sorteggio, peraltro già impiegato per il Collegio che mette in stato di accusa il Presidente della Repubblica, nel Tribunale dei ministri e per i giudici popolari della Corte di assise spezza questo legame elettorale.

Il CSM non deve rappresentare i magistrati ma tutelarli, tutti.

Il nuovo Consigliere che sarà sorteggiato non dovrà rispettare il proprio mandato elettorale e potrà essere libero di scegliere in base alla semplice lettura dei curricula. Non capisco perché vi siano colleghi che si oppongono, avrebbero tutto da guadagnare da questa alta forma di imparziale democrazia. Quello più titolato merita.

Chi critica il sorteggio sostiene che non garantisca la scelta dei migliori. Perché ritieni che questa obiezione sia infondata?

Occorre intendersi: migliori in quale attitudine?

I canditati sorteggiati sono tutti magistrati con particolari caratteristiche di alta e costante professionalità. Non conosco un solo magistrato che non sia in grado di leggere un curriculum. Io, per esempio, se fossi sorteggiato quale componente del CSM garantirei massima trasparenza alle mie decisioni amministrative come ho sempre fatto per le mie motivate decisioni giurisdizionali.

Se fossi sottoposto a sollecitazioni improprie segnalerei la circostanza immediatamente alla Autorità giudiziaria, come farebbero certamente tutti i colleghi che dovessero essere

sorteggiati. In qualche anno la geografia giudiziaria italiana sarebbe interamente rinnovata, non certo in peggio. Oggi moltic olleghi non presentano neanche la domanda, tanto sanno la fine che farebbero.

Ogni anno vengono annullate tante decisioni da parte della Giustizia amministrativa la quale, nella sua giurisprudenza, ha perfino adottato il massimo criterio restrittivo, annullando solo i casi di più evidente e palmare illogicità della decisione di un organo (ricordiamo) di rilevanza costituzionale.

Tuttavia, capita sovente che anche se la decisione viene annullata dal Consiglio di Stato, il CSM reiteri la precedente nomina annullata mettendo nel nulla, in un balletto senza fine, la favorevole decisione del giudice amministrativo. Questo non lo ritengo corretto nei confronti del rispetto che tutti devono alla giurisdizione qualunque essa sia.

Due CSM al posto di uno

La riforma prevede due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. In che modo questa separazione rafforza la libertà del giudice?

Oggi le carriere sono decise in un unico CSM, all’interno del quale siedono, con la metodologia elettiva di cui ho detto, Consiglieri pubblici ministeri chiamati a decidere della vita professionale di un giudice in servizio sul territorio e viceversa. Il cittadino – con la

nuova legge costituzionale – sarà tranquillo che non sarà mai giudicato da un giudice che possa essere considerato appartenente alla stessa carriera del P.M. Il concorso è il medesimo, la Scuola della Magistratura è la medesima il CSM è lo stesso.

Il PM solo in udienza dà del lei al giudice recitando una parte che tranquillizza il cittadino imputato. Appena fuori del processo PM e giudice sono del tutto colleghi e parlano dei loro rispettivi processi dandosi del tu. Nei piccoli centri, nei piccoli tribunali dove tutti si

conoscono, il fenomeno è amplificato e definirei dirompente. Perché il cittadino dovrebbe rinunciare ad avere una garanzia in più? Un giudice veramente terzo come prevede la Costituzione all’art.111.

Il giudice deve essere terzo ed imparziale ma anche apparire terzo ed imparziale e questo può accadere solo con carriere separate tra giudice e p.m per come imposto da un codice accusatorio. La riforma mira proprio a questo: incrementare le garanzie al cittadino il quale

deve cogliere la storica occasione di dire Sì alla riforma.

Alta Corte disciplinare

Un punto qualificante è la creazione dell’Alta Corte disciplinare. Perché sottrarre il disciplinare al CSM migliorerebbe la trasparenza e l’equità delle decisioni?

L’Alta Corte, ex art. 105 della Costituzione, mi tranquillizza nella sua perfetta estraneità alle logiche correntizie e di appartenenza. Ci sono nove giudici sorteggiati tra i magistrati e provenienti dalla Corte di Cassazione e solo tre sorteggiati dal Parlamento e provenienti dalla

politica. Quindi il rapporto di prevalenza dei magistrati è di 1\3.

Gli altri tre sono di nomina presidenziale e sono certo che saprebbero svolgere il loro mandato con la massima efficienza ed indipendenza.

Oggi non c’è (e non si può formare) una prevedibile e coesa giurisprudenza sulle sentenze disciplinari essendo anche esse affette dalle logiche di appartenenza sopra indicate.

Il dibattito si è incentrato sul numero delle condanne disciplinari, io ragionerei sulla loro qualità.

Ci sono fatti gravissimi sanzionati con la perdita della anzianità di pochi giorni e fatti, oggettivamente meno gravi, sanzionati con pene molto più gravi. Mi domando retoricamente da cosa dipenda.

Il cuore della riforma, scrivete nel vostro documento, è un “giudice libero”. Oggi il giudice non è libero? O il problema è strutturale e riguarda il sistema di incentivi e carriera?

Penso di avere già risposto.

La riforma Mastella del 2006 ha fortemente gerarchizzato il personale della magistratura con le valutazioni di professionalità quadriennali; e questo per i primi 28 anni della vita di ogni singolo magistrato, rendendo le correnti – per i legami sopra detti – ancora più pregnanti ed indispensabili nei percorsi professionali del magistrato.

Pensa che io insegno da molti anni, poche ore all’anno, in una Università statale, e per farlo devo ottenere ogni anno il permesso del mio presidente di sezione, del presidente del tribunale, del Consiglio giudiziario e del CSM allegando la statistica completa e dimostrandosempre il massimo rendimento raffrontato ai colleghi. E si tratta di una attività che per la Costituzione è libera (art.33); questo continuo dover chiedere ed implorare per i propri diritti genera psicologico asservimento e rassegnazione in ogni magistrato, il quale preferisce iscriversi ad una corrente e alla ANM. Ecco spiegato perché siamo

tutti iscritti alla ANM che io giudico Associazione meritoria quando si interessa solo di mero “diritto” o del sociale ma che non dovrebbe mai, attraverso le sue correnti, decidere spesso chi deve essere eletto al CSM.

Magistrati del Sì vs Magistrati del NO

Alcuni magistrati contrari alla riforma sostengono che il sorteggio abbasserebbe la qualità del CSM. Non crede che, più che una preoccupazione per la qualità, vi sia il timore di perdere un sistema che ha garantito carriere e posizioni di potere?

Ogni singolo magistrato prende ogni giorno decisioni molto più complesse ed importanti del vaglio di un semplice curriculum del magistrato che auspica una posizione diversa; la complessiva qualità del CSM sarebbe innalzata da componenti sorteggiati che non dovrebbero rispondere a terzi delle loro scelte.

Certamente con la auspicata Riforma le correnti vedrebbero per sempre eliminato il loro potere e la loro influenza.

La legge di riforma costituzionale mira al miglioramento del servizio Giustizia, dei diritti e delle tutele del cittadino e il miglior funzionamento del CSM non certo al potere delle correnti che verrebbe annullato.

C’è chi teme una maggiore esposizione a valutazioni realmente meritocratiche. È possibile che parte del fronte del NO sia motivata dal timore di essere giudicati esclusivamente per rendimento e professionalità?

Certamente un singolo componente sorteggiato del CSM deve solo pensare a fare del bene alla collettività di tutti gli italiani scegliendoil miglior candidato magistrato all’incarico dirigenziale, dimenticando la sua base ideale perché nessuno lo ha votato.

Con la riforma certe incrostazioni di potere verrebbero meno ma certamente il servizio giustizia se ne gioverebbe. Il PM  continuerebbe a svolgere indagini in favore del cittadino ex art. 358 c.p.p. e il giudice a giudicare secondo solo alla sua coscienza e al diritto, faro supremo di tutto come recita l’art. 101 Cost.

Solo che le nomine dirigenziali sarebbero certamente più trasparenti.

Secondo te, quanti magistrati che pubblicamente sostengono il NO lo fanno per convinzione costituzionale e quanti, invece, per difendere equilibri correntizi consolidati?

Conosco e capisco molti magistrati che votano NO trovando essi nella corrente un comodo rifugio dagli errori professionali, dai ritardi, dalla scarsa produttività, dalle violazioni disciplinari e da tutto quanto possa accadere di negativo nella vita professionale.

In fondo appartenere ad una corrente fornisce garanzie di tranquillità per il meccanismo sopra indicato al quale la riforma costituzionale vuole porre rimedio.

Nel vostro manifesto si richiama il principio costituzionale della libertà di non associarsi. Ritiene che oggi un magistrato possa fare carriera restando fuori dalle correnti?

Per il meccanismo elettorale vigente assolutamente NO. Il cursus honorum cronologico è il seguente: iscritto alla corrente, incaricato dalla corrente a posti di rilievo nella stessa corrente; candidato al CSM; Consigliere al CSM; successivamente procuratore o presidente

del Tribunale o di Corte.

Agli altri – anche se fossero premi Nobel del diritto – spetta solo la mortificazione e il lavoro duro.

Nell’Italia del 2026 possiamo tollerare questa situazione di privilegio per pochi? Qual è l’interesse del fruitore del servizio giustizia?

Il caso delle ripetute nomine annullate dal Consiglio di Stato è indicato come sintomo di una resistenza del CSM ai controlli esterni. È un problema culturale o strutturale?

I Consiglieri del CSM sono immuni dalle responsabilità per le opinioni espresse e anche questa legge credo che dovrebbe essere rivisitata, alla stregua delle garanzie previste per qualsiasi magistrato.

Certamente ai Consiglieri sorteggiati non servirebbe alcuna immunità. Un Consigliere sorteggiato darebbe immediatamente esecuzione alla decisione del giudice amministrativo non avendo alcun interesse personale a reiterare la nomina errata e in precedenza annullata. La reiterazione della nomina già annullata mortifica la giurisdizione e la legge di riforma supera de plano questa criticità.

Tu sostieni che l’indipendenza dalla politica non diminuisca con la riforma. Come rispondi a chi paventa un indebolimento dell’indipendenza della magistratura requirente?

L’art.104 Cost. novellato aumenta la indipendenza e l’autonomia del pubblico ministero. Chi propala queste affermazioni dovrebbe indicare dove le ha lette.

Oggi il Pm è previsto solo nell’art.107 Cost. il quale recita: “Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario”.

Nel nuovo articolo 104 Cost. è scritto “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.

Appare evidente il miglioramento delle garanzie e documentale la oggettiva non corrispondenza col dato normativo rispetto alla ingannevole suggestione propalata dai sostenitori del NO che ho avuto modo di leggere nei cartelloni pubblicitari.

Il PM assurge a ruolo e dignità costituzionale che prima non aveva.

Assurdo dire che la politica controllerà la magistratura senza saper indicare da quale articolo questo possa ricavarsi. Strano che lo faccia il magistrato che dovrebbe discettare solo di norme giuridiche.

Quali benefici concreti vedrebbero i cittadini comuni – non i magistrati – dall’approvazione di questa riforma?

Tutti i dirigenti sarebbero scelti col criterio per competenza e non per appartenenza.

Ad esempio, si immagini se tutti i Dirigenti primari nella sanità fossero scelti – da soggetti sorteggiati da una base di persone qualificate, altamente indipendenti – solo ed esclusivamente per la competenza professionale dei candidati e non per la loro appartenenza: il servizio sanitario al cittadino non migliorerebbe? Io credo convintamente di SI’. Iniziamo dalla magistratura.

Se la riforma non passasse, quale scenario si aprirebbe? Il sistema avrebbe la capacità di autoriformarsi?

Assolutamente NO.

Anzi credo la situazione ragionevolmente peggiorerebbe.

Rimarremmo con le scelte discrezionali, frutto di opzioni discutibili e con la certezza dei decidenti della impunità del Sistema.

Una giustizia amministrativa che annulla le nomine viziate; un CSM che non adempie al dictum del giudice e con tante professionalità che sperano di andare in pensione quanto prima.

Oggi ci sono due tipologie di magistrati: chi non vorrebbe mai andare in pensione (neanche a cento anni, forte della sua prorogata posizione dirigenziale) e chi vorrebbe andare in pensione prima possibile perché è oberato di lavoro e senza i meritati riconoscimenti professionali.

Secondo te il SI’ e il NO alla riforma costituzionale come si distribuisce oggi tra le due appena enunciate categorie di magistrati?

Lascio al lettore di risolvere il facile enigma.  Recuperare equità, efficienza e imparzialità nel servizio Giustizia è proprio l’obiettivo della riforma, peraltro già scolpito nel disapplicato articolo 97 Cost. Recuperare tante professionalità, oggi calpestate dalla incerta e liquida discrezionalità, è oggi l’obiettivo del legislatore costituzionale e del cittadino onesto e informato, che vota certamente SÍ.

Mi risulta che oltre il 90% dei magistrati siano iscritti all’ANM, mentre una percentuale minore sono iscritti alle correnti. Come giustifichi questa discrepanza? Perché così pochi iscritti alle correnti a fronte del loro enorme potere?

È vero che gli iscritti formali alle correnti sono molti di meno degli iscritti alla ANM (l’ha detto il presidente dell’ANM Parodi sulla stampa del 14.2.2026). Questo fenomeno si spiega perché non esistono elezioni di “sola” corrente; esiste solo la elezione della ANM dove tutte le correnti corrono con i loro rappresentanti di lista, muniti di insegna della singola corrente.

Quindi alla corrente non interessa che il singolo magistrato sia formalmente iscritto, ma che voti per la corrente al momento della elezione della ANM. Alle riunioni di corrente sono ammessi a partecipare anche quelli non formalmente iscritti ma solo simpatizzanti della corrente, purché si impegnino a votare la corrente stessa. Analogamente a quanto accade nelle elezioni politiche si vota per il rinnovo del Parlamento (ANM) ove ognuno vota il proprio partito (corrente) iscritto o meno. Basta, quindi, la solo iscrizione alla ANM per votare.

Della ANM fanno parte tutti quelli iscritti alle varie correnti ma, alle elezioni ANM, votano anche i non iscritti alla corrente. Non esistono “elezioni delle correnti” ma solo elezioni della ANM ove le correnti sono tutte percentualmente rappresentate.

Non basta evidentemente essere iscritto e votare; analogamente, come non è sufficiente essere iscritto ad un sindacato qualsiasi per svolgere concretamente incarichi sindacali nelle aziende. Appare intuitiva la ragione per la quale è meglio iscriversi anche se non si anela ad un incarico direttivo.

I magistrati con incarichi direttivi sono tutti iscritti alle correnti?

I magistrati direttivi sono, nella stragrande parte, iscritti alla ANM. Si contano sulle dita di una mano quelli che non sono iscritti i quali hanno acquisito una loro autonoma popolarità in ragione della forte esposizione mediatica.

Hai un messaggio, da magistrato, per i cittadini che andranno alle urne il 22 e il 23 marzo?

Sì: non votate ciò che indica il partito. Leggete il testo della Riforma, ciò che è scritto in maniera incredibilmente facile. Riflettete sul senso letterale delle parole e non credete a quelli che dicono “si è scritto così però…si verificherà altro”.

Non credete a quelli che, rifiutandosi di leggere le norme della Riforma, lanciano semplicistiche suggestioni del tipo gli indagati votano Sì.

Piuttosto ragionate rispondendo alla seguente domanda: chi si avvantaggia oggi da nomine dirigenziali effettuate con la regola dell’appartenenza?