Illustri Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio europeo e della Commissione europea, dopo la mia lettera aperta che ho inviato alla Presidente Ursula von der Leyen ed ai vostri rispettivi predecessori il 20 marzo 2020, in occasione dell’emergenza pandemica, sento nuovamente il dovere di rivolgermi a voi.
Lo faccio ancora una volta pubblicamente, sperando di ottenere dall’Ue, che rappresentate al più alto livello, la stessa risposta positiva che i cittadini italiani ed europei hanno ricevuto di fronte all’emergenza pandemica, in particolare, attraverso il Pnrr ed il “Next Generation Eu”.
Dal 1990, primo militare presso la Commissione europea
Dal 1990, sono stato il primo militare italiano in servizio presso la Commissione europea, dove ho contribuito alla creazione di una politica di protezione degli interessi finanziari dell’Unione europea, dagli attacchi della criminalità internazionale. Oltre che dal nascente euroscetticismo, iniziato (e forse pilotato) sull’onda delle dimissioni della Commissione europea guidata da Jacques Santer.
Ho fatto parte dei pionieri dei servizi anti-frode della Commissione europea, e poi dell’Ufficio europeo per la lotta alla frode (Olaf), i cui sono stato il primo portavoc, e dal quale è germogliato il seme del Procuratore Europeo.
Sono rimasto in servizio presso la Commissione europea sino al marzo del 2018, dedicando ogni mio sforzo ed energia personale, compresa la salute, all’ideale europeo. Che ha incluso, sull’onda del verbo dello storico alleato statunitense, a tutela della trasparenza del mercato e della libera concorrenza, anche la lotta alla corruzione internazionale. Quella corruzione internazionale che oggi, la nuova amministrazione statunitense, con una delle diverse e sorprendenti inversioni a u dalla creazione dell’Alleanza Atlantica, sembra non meriti piú di essere combattuta. In linea con l’estremo sovranismo e nazionalismo che dovrebbe persino legittimare la corruzione di funzionari internazionali e di altri paese, rendendo vani sforzi decennali nella lotta dei più pericolosi fenomeni criminali transnazionali.
Il giuramento di osservanza della Costituzione è stato la mia bussola
Non ho mai voluto dismettere il mio status di Ufficiale della Guardia di Finanza italiana, pur servendo sotto la bandiera Ue. E sono fiero di aver contribuito a far sì che l’Italia cominciasse a non essere più considerata solo il Paese delle mafie, ma anche un esempio europeo nella lotta alla criminalità transnazionale. Non ho dismesso la mia uniforme militare perché sono sempre stato non solo un Patriota europeo, ma anche italiano. Pure quando in Italia non era di moda esserlo. Il mio giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana e di osservanza della Costituzione, in particolare gli articoli 10 e 11, sono stati la bussola del mio servizio col doppio cappello di militare italiano e dirigente dell’Unione europea, per quasi tre decenni. Forte di quel giuramento di osservanza della Costituzione della Repubblica italiana che sancisce, da un lato, il ripudio della guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionale”. Ma anche, nell’ignoranza dei sovranisti nostrani (che spesso osano definirsi “patrioti”), e di chi sembra avere una visione “al contrario”, rispetto a me, della « disciplina e dell’onore » cui sono tenuti gli appartenenti alle Forze Armate italiane, “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.
Padre e nonno di otto giovani e giovanissimi europei
Sono padre di quattro figli e nonno di quattro nipoti. Tutti giovani e giovanissimi europei. Ed ho dedicato tutto me stesso a contribuire al loro futuro sognando l’unità europea. Consapevole che al di fuori dell’unico progetto di costruzione sovranazionale pacifica della storia dell’uomo, per il mio Paese non vi sia altra alternativa a quanto preconizzato da Giambattista Vico, un grande italiano: il ritorno ai drammi del XX Secolo o, nella migliore delle ipotesi, alla colonizzazione da parte di potenze straniera. Tertium non datur.
Dopo aver terminato il servizio presso la Commissione, la fiamma europea ha continuato ad ardere nel mio essere patriota italiano-europeo. Con lo stesso spirito col quale ho destinato in beneficenza tutti i diritti d’autore del libro “Io, l’Italia e l’Europa. Pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo”, pubblicato nel 2023, ho rifiutato diverse proposte professionali e di carattere politico. Perché ho scelto di dedicarmi interamente alla mia missione di volontariato istituzionale, anche attraverso il giornalismo, a difesa delle mie due Patrie: l’Italia e l’Europa unita. Che continuo a servire, come ho fatto durante tutta la mia carriera professionale, in Italia e a Bruxelles, per le ragioni e nei modi raccontati in tanti miei articoli e pubblicazioni, che sto iniziando a raccogliere nel mio sito web sul patriottismo italiano-europeo.
Non c’è futuro per l’Italia fuori dell’Europa e per l’Occidente senza Europa
Sono più che mai convinto che l’Italia e l’Occidente avranno sempre bisogno dell’Europa non meno di quanto l’Europa e l’Occidente abbiano bisogno dell’Italia. E nel mio difendere l’Italia in Europa e l’Europa in Italia, nelle mie attività editoriali e di volontariato, ma anche nella vita di tutti i giorni, non posso che continuare a registrare con dolore un pericolosissimo, continuo e crescente scollamento tra le mie due Patrie, oltre che tra l’Ue e l’Europa unita dei padri fondatori, anticipata dalla visione europeista di un grande protagonista del Risorgimento italiano, oggi troppo spesso dimenticato: Giuseppe Mazzini.
Il patriottismo è oggi antitetico a sovranismo e nazionalismo
Con i crescenti nazionalismo e sovranismo, che, lo ricordo sempre, nulla hanno a che vedere col nobile Patriottismo, nel mio Paese posso a volte rischiare di essere considerato, da chi della Costituzione repubblicana conosce solo gli articoli che fanno più comodo alla narrativa sovranista, come un “traditore”. Perché continuo ad inseguire il sogno europeo, e rispetto, assieme al tricolore nazionale anche la bandiera blu stellata. È cosa che non posso certamente permettere, soprattutto, a chi, fino a qualche tempo fa, disprezzava persino bandiera e inno nazionali.
Ma così va il mondo, e non è ciò che più mi preoccupa. Come non mi preoccupa neppure tanto, seppure da convinto atlantista da sempre, lo sconcertante cambiamento di posizione dell’attuale amministrazione Usa rispetto alla Nato, all’Europa, all’Ucraina ed alla Russia di Vladimir Putin.
Abbiamo una responsabilità generazionale, se non vogliamo essere maledetti da figli e nipoti
Quello che invece continua a preoccuparmi di più, come ebbi modo di rappresentarvi nel 2020, è l’incapacità dell’Ue di fare fronte alle sfide e alle urgenti richieste provenienti dai cittadini. Perché ci si deve sempre preoccupare, occupandosene, più di quello che dipende da noi, piuttosto che di quello che dipende dagli altri.
Incapacità dell’Ue, e dei 27 staterelli che la compongono, di fare fronte comune ad un’emergenza ancora più drammatica della stessa pandemia. Un’emergenza che, dall’invasione russa dell’Ucraina, e dalla nuova rotta statunitense a guida Trump-Musk, riguarda drammaticamente la nostra sicurezza e la nostra difesa. Che non possiamo più delegare solo alla Nato ed al tradizionale alleato americano, per garantire ai cittadini la difesa ed il mantenimento delle nostre libertà. Libertà che, assieme alla pace in Europa, ci sono state regalate, al prezzo anche del proprio sangue, dai nostri padri, nonni e bisnonni. E che le nostre sciagurate generazioni, nell’illusione di averle ereditate per sempre, non si sono prese a sufficienza la cura per essere capaci di trasmetterle intatte ai nostri figli e nipoti. Meritando, se non saremo capaci di rimediare sul filo di lana, la loro maledizione.
Contro la narrativa eurofobica, serve fare bene e farlo anche sapere
È quindi anche sotto il peso di questa responsabilità generazionale che, nel difendere la mia vecchia istituzione da una narrativa spesso – anche se non sempre – ingiusta, di burocrazia e tecnocrazia, non posso non osservare, come fatto nel 2020, che dai primi decenni in cui la Commissione era il vero motore europeo e sovranazionale, e autentica guardiana dei Trattati, negli ultimi lustri è diventata una sorta di super segretariato generale del Consiglio dell’Ue. Quel Consiglio che – e molti cittadini non lo sanno nemmeno, perché i loro governanti si guardano bene dal ricordarlo – è composto dai capi di Stato e di governo e dai rappresentanti dei governi nazionali, e che da anni è il vero motore e l’organo decisionale e legislativo europeo, all’insegna, spesso, dei più ottusi egoismi nazionali.
Credo pertanto che, dopo la risposta che l’Ue, nonostante tutto, è riuscita a dare all’emergenza pandemica, sarebbe oggi criminale sottovalutare il dilagante nazionalismo sovranista, e non solo in Italia, che si accompagna a movimenti che – eterodiretti da azioni ibride condotte da potenze extracomunitarie, che hanno tutto l’interesse a dividere sempre più i 27 stati membri – continuano a fomentare un’eurofobia che ha ormai contagiato milioni di cittadini.
L’Ue rischia di disgregarsi, e di fare diventare i suoi 27 piccoli stati membri (a cominciare dalla “grande” Germania), preda delle autocrazie mondiali, e dei giganti gografici, demografici, economici e militari con i quali, da soli, non saranno in grado di competere. Ai quali, con gli oligarchi del digitale e dell’Intelligenza Artificiale che affiancano l’amministrazione Trump, si sono oggi aggiunti, dopo la rottura del velo di ipocrisie del passato, anche gli stessi Usa. Per i quali, la forza della nostra unitá, che solo moli europei non riescono a percepire, costituisce una minaccia. E se così fosse – e tutto, oggi, fa pensare che la politica del divide et impera possa vedere l’Ue come vittima – senza una decisa risposta comune a livello europeo, sarebbe la fine di un sogno di pace e di libertà, che rischia di catapultare la parte occidentale del nostro continente in un tenebroso passato.
L’Ue deve dimostrare la sua capacità di fare fronte a sfide epocali
Non c’è più tempo da perdere. Mario Draghi è stato chiaro, nel suo grido lanciato al Parlamento europeo: “Fate qualcosa!”. Subito.
È venuto il momento per tutti coloro che credono ancora nell’unità Europea di metterci la faccia con grande decisione, e senza utilizzare il felpato adagio spesso utilizzato dai diplomatici britannici, e che non deve più essere utilizzato dalle Istituzione che presiedete: “è sempre urgentissimo rimandare ogni decisione”.
Di fronte alla propaganda ed allo “sharp power” ben descritto da Paolo Messa, che attanaglia da anni le opinioni pubbliche nazionali dei 27 staterelli dell’Ue, ai quali quella italiana è più esposta di altre (per le ragioni che il Professore Mario Caligiuri ha ben spiegato nel suo libro “Maleducati”), è diventato assolutamente indispensabile che le istituzioni che voi rappresentate, alzino la voce per far sapere con chiarezza quello che l’Ue sta facendo e deve fare per i cittadini europee. Ma dovete farlo, come avevo raccomandato per la lotta alla pandemia, con azioni di comunicazione tipo Karshere, e non con il solito innaffiatoio utilizzato nel deserto dell’atavica disinformazione sull’Europa. I cui risultati negativi in termine di percezione da parte dei cittadini sono oggi, drammaticamente, sotto gli occhi di tutti.
Rinnovo quindi il mio costante invito a tutti i miei vecchi colleghi in servizio presso le Istituzioni Ue – finché non ci riusciranno con i loro strumenti e linguaggi, spesso troppo timidi, criptici e incomprensibili di comunicazione istituzionale – ad impegnarsi a livello personale, anche sui social, per spiegare cosa stanno facendo, loro e le loro istituzioni, in questo drammatico momento, nell’interesse dei cittadini e nella difesa dalle minacce esterne che accompagnano una drammatica crisi economica. Riducendo il rischio che la percezione dell’Ue rimanga solo quella degli eccessi woke, dell’immigrazione senza regole e di un green più ideologico che sostenibile. Basterebbe che lo facciano amplificando sulla rete informazioni che sono già di dominio pubblico, sui siti delle istituzioni europee. Ma che troppo spesso sono nascoste, criptiche e non adeguate a rispondere ad azioni di propaganda e fake news che utilizzano gli strumenti sofisticati di Elon Musk e della Federazione russa. Informazioni che hanno l’ulteriore limite, che trovo scandaloso, di essere raramente tradotte in italiano ed altre lingue che non siano l’inglese e (sempre meno) il francese.
Ora o mai più
Quello che l’Ue non ha ancora fatto è ora di cominciarlo a fare molto rapidamente, mettendo i capi di Stato e di Governo ed i leader politici nazionali di fronte alle loro responsabilità. Denunciandoli duramente dinanzi alle loro opinioni pubbliche quando non le assumono. Senza più dare loro alcuna possibilità di scaricare su “Bruxelles”, rappresentata come un satellite eurocratico nello spazio, di cui loro sembra non facciano parte, le responsabilità delle loro egoistiche decisioni basate sulla ricerca del consenso politico interno. Spesso accompagnat da mancanza di visione o di coraggio.
Ridate quindi slancio all’Europa dei padri fondatori. Quella iniziata a costruire sulle macerie di due guerre mondiali, e non dell’homo homini lupus. La pandemia ha dimostrato l’impossibilità di ogni stato membro a fronteggiarla da solo, assieme all’indispensabilità di un’azione comune europea. Approfittate ore di questo drammatico momento, e della tragica bizzarria di Donald Trump, per trasformarli in un’occasione di riscatto e di balzo in avanti per il rafforzamento dell’unità europea. Un’occasione da non perdere, perché temo che sarà senza appello.
Se non ne siete capaci, dimettetevi
Concludo questo mio appello da cittadino e patriota italiano-europeo, rinnovandovi la stessa preghiera che avevo rivolto un lustro fa.
Se la missione di rispondere alle legittime attese dei cittadini europei, e degli italiani sempre meno europeisti, vi sembrasse davvero impossibile a causa dei governi e delle forze politiche nazionali, dei quali siete tutti diretta espressione, vi prego di non esitare neppure un attimo a dimettervi.
Sarebbe un ultimo e drammatico segnale. Ma potrebbe costituire una decisiva scossa per le opinioni pubbliche nazionali, dietro la quale solo i grandi statisti hanno il coraggio di non nascondersi. E sarebbe una scossa molto utile a chi vi dovesse succedere, e per il futuro dei nostri figli. Che vi farebbe meritare la gratitudine di tanti patrioti nazionali-europei, come me.