A cura dei magistrati per il SÎ
Francesco Bretone, Carmen Giuffrida, Gabriele Di Maio, Monica Marchionni, Andrea Padalino, Beatrice Valdatta, Sergio Mario Tosi, Marco Mansi, Luciano La Marca, Giuseppe Cioffi, Antonio Rinaudo, Giuseppe Cricenti, Costanzo Cea, Gennaro Varone, Jaqueline Monica Magi, Clementina Forleo, Edoardo D’Ambrosio, Giacomo Rocchi, Anna Gallucci, Andrea Mirenda, Fabrizia Fiore, Natalia Ceccarelli, Alberto Cianfarini, Salvatore Cantaro, Federico Moleti, Giuliano Castiglia, Nicola Saracino, Marco Tamburrino, Pino Bianco
Non si può capire la riforma costituzionale se non si conosce come funziona il sistema attuale della magistratura.
Chi vota NO è convinto di difendere la costituzione e invece difende un sistema profondamente malato.
Il sistema è malato perché le correnti hanno occupato l’organo di autogoverno della magistratura, il consiglio superiore della magistratura (C.S.M.).
Cosa sono le correnti
Sono associazioni private nate negli anni ’60 all’interno dell’associazione nazionale magistrati (A.N.M.) come aggregazioni culturali di magistrati aventi ideologie simili; ricalcano grosso modo lo schema dei partiti, destra, sinistra e centro. Con il passare del tempo le correnti hanno perso il loro carattere fondante e sono finite per rappresentare meri centri di potere.
Già nel 1993, quindi 33 anni fa, un folto gruppo di magistrati, nella C.d. “congiura di Chianciano”, denunciò con un documento che “lo snaturamento del ruolo delle correnti impone che l’attività del C.S.M. sia svincolata dalle logiche di schieramento correntizio”.
(Corriere della Sera del 15 novembre 1993)
Siamo nel 2026 e nulla è cambiato.
Le correnti hanno lottizzato ogni attività del C.S.M. che va dalle nomine dei direttivi, dei semi direttivi, del direttivo della scuola della magistratura, dei fuori ruolo ecc. ecc.
Il fatto che delle associazioni private abbiano occupato l’organo che dovrebbe garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura costituisce una grave anomalia del sistema.
Vi sono legittime elezioni, per carità, ma nessun magistrato è in grado di competere con le correnti non avendo alcuna possibilità di farsi conoscere dall’elettorato sul vasto territorio del collegio elettorale nel breve tempo concesso tra la candidatura e le elezioni.
Come è potuto succedere ciò?
Ogni potere ha la necessità di controllare i punti nevralgici del sistema in cui opera e controllare i posti di comando; in tal modo è anche in grado di rigenerare sè stesso.
Ecco perché le correnti devono stare per forza nella stanza dei bottoni del C.S.M.; se escono da lì il loro potere diminuirà e di molto.
Come si controlla un sistema?
Sostituendo ai principi cardine che devono caratterizzare l’attività amministrativa e cioè: trasparenza e verificabilità.
LA LOGICA DELL’ APPARTENENZA
E ciò che hanno fatto le correnti; agevolate nella loro azione anche dal privilegio della «non punibilità» del quale godono i membri del C.S.M. che non possono essere chiamati a rispondere in sede penale o civile di eventuali illeciti commessi per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni e concernenti l’oggetto della discussione (art. 32-bis L. 24.3.58 n. 195).
Ciò comporta che ogni magistrato che aspira a fare carriera deve associarsi necessariamente ad una corrente; ciò viola l’art. 18 della Cost. che nella libertà di associarsi comprende anche quella di non associarsi.
IL SISTEMA DELLE NOMINE
Il criterio dell’appartenenza si manifesta nelle nomine degli uffici giudiziari.
Un consigliere del C.S.M. calcolò che tra il 2014 e il 2018 su 1049 nomine il 30% fu bocciato dal Consiglio di Stato (C.d.S.) per criteri incongrui e spuri dei candidati, motivazioni deboli, arbitraria selezione dei curricula.
Nel 2021 (sentenza n. 330) il C.d.S. ha annullato le nomine dell’intero comitato direttivo della Scuola della magistratura; al C.S.M. costituitosi in giudizio – che affermava che le nomine non erano state fatte leggendo gli 88 profili dei candidati né sulle loro competenze, ma per garantire “la completezza della proposta culturale’ – il C.d.S rispose che il C.S.M. non è organo politico, ma un organo di Alta amministrazione e deve operare le sue scelte “secondo canoni di trasparenza e di verificabilità, e il vaglio della professionalità – in termini di merito e di attitudini – va svolto e congruamente motivato secondo rigorosi ed obiettivi parametri, strettamente professionali e non mai di altra natura o ordine”.
CHAT PALAMARA
IL SISTEMA delle nomine è stato svelato dalle CHAT di Palamara.
Un esempio significativo è la C.d. cinquina di Milano (dal libro Magistropoli pp. 140 ss.).
Palamara (corrente Unicost) dialoga con il collega della corrente di Area per scegliere i 5 procuratori aggiunti alla Procura di Milano.
Questo dimostra come tutto avviene di concerto tra le correnti. Palamara chiede al collega di Area:
“Dammi la cinquina su Milano”
E riceve 5 nomi, più un sesto per un posto da procuratore aggiunto di Milano ancora da pubblicare (meglio portarsi avanti nel lavoro!).
“Dove posso variare” chiede Palamara che vuole inserire un candidato della sua corrente.
E qui inizia il dialogo tra i due consiglieri sui nomi della cinquina svelando le loro protezioni (Tizio è protetto da Caio, Nevio da Sempronio ecc.) fino ad arrivare alla inevitabile conclusione di sacrificare la meno inserita nelle correnti
“E la meno schierata e quindi la più vulnerabile‘
Che si tratti solo di spartizione tra correnti, lo dimostra un’altra chat nella quale un collega si lamenta con Palamara affermando:
“certo che in questo modo contando Monza e Milano Area prende 6 posti di aggiunto e Unicost l”.
In un’altra chat Palamara si vantava di aver fatto vincere la presidenza di un Tribunale ad un fuori ruolo:
“I miei li tratto tutti bene, ricordati …capito? Presidente del Tribunale di X direttamente dal fuori ruolo…. Ah -hai capito!”
Nonostante le chat di Palamara hanno rivelato il sistema, la magistratura non è mai stata in grado di fare la minima autocritica, né di cercare soluzioni.
In una intervista un consigliere del CSM del dopo Palamara affermò:
“Non abbiamo elementi per ritenere che quelle nomine sono state frutto di scelte scorrette ‘
Disciplinare a Palamara
La volontà di non mettere in discussione il sistema delle nomine è data dalla contestazione disciplinare. A Palamara non è stata mai contestata la spartizione delle cariche tra le correnti – perché ciò avrebbe comportato un terremoto nella magistratura facendo saltare numerose teste – ma solo di aver partecipato ad una cena con un imprenditore indagato dalla procura di Roma per decidere chi appoggiare come futuro procuratore di Roma.
Un fatto grave, certo, ma che richiama responsabilità individuali e non collettive.
LE NOMINE A PACCHETTO
Altra dimostrazione della spartizione tra correnti è data dalle nomine a pacchetto.
Se per esempio vengono pubblicati 10 posti in cassazione, nella commissione del CSM che decide sulle nomine, si fa il C.d. pacchetto: cioè una lista di 10 magistrati, che andranno a ricoprire quei posti, esattamente bilanciata tra le correnti rispettandone il peso elettorale. Per es. 4 ad una corrente e 3 alle altre due.
Il plenum può solo approvare la lista nella sua interezza, ma non eliminare qualche nome.
Se su qualche magistrato vengono espressi dei dubbi, c’è pronto il pacchetto B che sostituisce quel nome, ma sempre rispettando l’equilibrio tra le correnti.
In una mail mandata alla mailing list dell’A.N.M. una decina di anni fa, un consigliere del CSM denunciò pubblicamente il sistema delle C.d. nomine a pacchetto e concludeva:
” …non è che per caso le scelte siano state operate, seppure in relazione a colleghi con ottimi profili, in base a criteri di appartenenza diciamo culturale? E ciò in violazione del principio di eguaglianza?”
IL SUSSULTO Dl COSCIENZA
Nel novembre 2012 un consigliere del C.S.M. spedì per errore sulla mailing list dell ‘A.N.M.- e quindi a migliaia di magistrati- una mail scritta per poche persone della sua corrente. Nella mail esprimeva “il dubbio” di aver commesso “un’ingiustizia troppo grossa” nominando per “qualche pressione interna” e in ossequio a logiche di “opportunità politica” la persona meno adatta alla presidenza di un tribunale perché più giovane e con meno titoli rispetto all’altro candidato.
LA PIPÌ E LA CARRIERA
Il controllo delle correnti sul CSM è reso palese dal famoso scontro tra due procuratori aggiunti di Milano.
Il primo così si rivolse al collega: “ricordati che sei diventato procuratore aggiunto per un solo voto di scarto, e questo è un voto di magistratura democratica. Avrei potuto dire ad uno dei miei colleghi al C.S.M. che mi rompevi i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto che sarebbe stata nominata X al posto tuo”.
TRE VOLTE
Il CSM è restio anche a rispettare le decisioni della giustizia amministrativa.
In due occasioni (per una nomina di Procuratore aggiunto presso la Corte di Cassazione e di un procuratore di una piccola città siciliana) il CSM è stato
capace di nominare per tre volte la stessa persona a fronte di due annullamenti del Consiglio di Stato.
SE LA CARRIERA Dl UN GIUDICE È CONTROLLATA DAL PUBBLICO MINISTERO
Altra grave anomalia del sistema è che tramite un CSM unico, controllato dalle correnti, è possibile da parte delle procure incidere sulle valutazioni di professionalità e sulle domande per incarichi direttivi di un giudice.
Le procure sono dirette da procuratori che hanno minimo 50, 60 anni, che, per il sistema delle nomine sopra descritto, sono spesso espressioni delle correnti e rivestono o hanno spesso rivestito all’interno delle correnti incarichi importanti.
Quando c’è una inchiesta importante, su cui la Procura si gioca la sua credibilità, le decisioni su una richiesta di misura cautelare vengono prese da un giudice per le indagini preliminari giovane oppure da un giudice più anziano che ha fatto, per esempio, in quel momento una domanda per un incarico direttivo.
La carriera di questi giudici dipenderà dal C.S.M. dove siedono i colleghi della corrente alla quale appartiene il procuratore.
Quel giudice si sentirà libero?
Ovviamente non si discute sul fatto che oggi i giudici si sentano ugualmente liberi; si ritiene però che ciò non debba essere lasciato alla sensibilità individuale; è il sistema giuridico che deve proteggere il giudice.
IL DISCIPLINARE
C’è un video della Gabanelli su internet sulle strane decisioni della sezione disciplinare del CSM.
Nel libro sul disciplinare di Fresa sono riportate molte decisioni della sezione disciplinare, ma si fatica a trovare una logica: per condotte identiche nella tipologia si rinvengono, per casi gravi, sanzioni leggere, e per casi più lievi condanne più severe.
Perché?
Perché le decisioni della sezione disciplinare sono spesso basate su criteri del tutto arbitrari. Non c’è logica nelle decisioni perché la logica è extragiuridica (v. intervista al consigliere del CSM sul dubbio del 10 febbraio 2016).
In una chat del 27.9.2018 Palamara, parlando con uno dei capi della corrente di magistratura indipendente, affermava, riferendosi ad un collega non citato,
“gll facciamo uno scherzetto sul disciplinare “
COME SI ESCE DA OUESTO SISTEMA?
Il controllo delle correnti – che sono delle associazioni private i cui iscritti non sono stati mai resi noti – su un organo costituzionale che dovrebbe garantire l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati rappresenta una GRAVE ANOMALIA.
IL SORTEGGIO
Va innanzitutto precisato che, come ha detto il C.d.S., il C.S.M. non è organo politico ma solo di Alta amministrazione e non rappresenta i magistrati. Quindi le elezioni non sono necessarie come invece avviene per gli organi politici che rappresentano i cittadini.
Il sorteggio fa perdere il controllo sul C.S.M. da parte delle correnti ed erode alla base il loro potere.
Anche se la candidatura oggi è libera e tutti possono candidarsi, nessuno è in grado di spuntarla contro l’organizzazione delle correnti. Il magistrato senza corrente dovrebbe farsi conoscere nel vasto territorio del collegio elettorale in brevissimo tempo. Cosa impossibile.
COME SI È ARRIVATI AL SORTEGGIO
La politica ha provato a riformare il sistema elettorale del C.S.M. varie volte, ma le riforme sono sempre fallite perché le correnti, tramite accordi pre-elettorali, hanno sempre trovato il modo per aggirarle.
Il più clamoroso degli accordi fu quando nell ‘elezione del 2018, per legge, fu vietata la presentazione delle liste contrapposte con i simboli delle correnti. Pensava ingenuamente la politica che con la lista unica, senza simboli, il potere delle correnti si sarebbe ridotto poiché il candidato non era più riconducibile allo schieramento.
Ebbene, le correnti fecero le primarie al loro interno e di comune accordo candidarono 13 giudici per IO posti e 4 pubblici ministeri per 4 posti, così rendendo l’elezione una farsa.
Premesso che anche il voto si presta a far valere interessi di parte a discapito del merito, a chi sostiene che il sorteggio non seleziona i migliori, si fa notare che il sorteggio avviene tra magistrati che decidono cause e processi complicati, che hanno valutazioni positive e che i compiti amministrativi sono di gran lunga meno difficili dei processi e delle cause che riguardano i diritti dei cittadini.
La tesi del NO è che solo una magistratura organizzata politicamente all’interno del C.S.M. può fronteggiare la componente politica e solo così si può avere una magistratura indipendente.
Questa tesi è davvero il capovolgimento del sistema democratico e dell’equilibrio dei poteri voluto dai padri costituenti. La magistratura non può essere, né deve essere, organizzata e politicizzata. Il magistrato è da solo e risponde solo alle leggi e alla sua coscienza.
I costituenti erano saggi, ma non avevano la palla di cristallo per prevedere che il C.S.M., che aveva come scopo quello di proteggere la magistratura dalla influenza politica, potesse essere ridotto ad un centro di potere che permette alle correnti di controllare la vita di IO mila magistrati.
Il sorteggio non è una stranezza; è previsto dall ‘art. 135 Cost. che prevede, nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, l’intervento, oltre ai giudici ordinari della Corte costituzionale, di 16 membri estratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti di eleggibilità a senatore che il Parlamento compila ogni 9 anni; il sorteggio è anche previsto nella composizione delle Corti di Assise e per il Tribunale che giudica i ministri.
Il sorteggio ha anche un glorioso passato. E stato utilizzato nell’antica Grecia di Pericle per selezionare una parte delle cariche del consiglio dei 500 e serviva a garantire l’eguaglianza tra i cittadini limitando l’influenza dell’aristocrazia. Era attuato con successo anche nella Repubblica di Venezia.
UN GIUDICE LIBERO DA CONDIZIONAMENTI
Il cuore della riforma è il Giudice e la riforma lo libera da ogni condizionamento e controllo.
Il giudice, nel suo lavoro, deve avere solo due guide:
LA LEGGE E LA SUA COSCIENZA.
Nulla deve interferire in questo delicatissimo processo di decisione.
1. L’art 104 della cost. – che c’è e rimane – garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dalla politica (la magistratura è un ORDINE AUTONOMO E INDIPENDENTE da qualsiasi altro potere).
2. I due CSM liberano il giudice dalle influenze delle procure sulla sua carriera e sulle sue valutazioni di professionalità.
3. IL SORTEGGIO libera il giudice dalla necessità di APPARTENERE a qualche corrente per fare carriera. Ogni magistrato deve esse libero da qualsiasi condizionamento, compreso quello di aderire o non aderire ad una corrente per fare carriera. Nella libertà di associarsi è compresa la libertà di non associarsi e nessuno può essere pregiudicato da questa scelta.
Ogni forma di discriminazione e controllo del giudice è illegale.

Anche il P.M. mantiene la sua indipendenza dalla politica perché:
l. c’è il suo CSM che lo protegge;
2. l’art 109 cost. afferma che il pubblico ministero dispone della polizia giudiziaria;
3. l’art 112 cost. afferma che il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale e in tal modo impedisce qualsiasi interferenza della politica sui reati da perseguire.
Il rischio della dipendenza della magistratura dalla politica non c’è.
Il Consiglio superiore della Magistratura (CSM) si sdoppia (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri) ma rimane invariata la COMPOSIZIONE nel rapporto politica/magistratura (1/3 prof e avv. 2/3 magistrati) e rimangono invariate le FUNZIONI (valutazioni professionali, nomina direttivi, semi direttivi, trasferimenti, assunzioni, Scuola della magistratura, Commissioni concorso).
Viene sottratto al CSM solo IL DISCIPLINARE
LA GIURISDIZIONE DISCIPLINARE
La giurisdizione disciplinare viene sottratta al CSM e affidata all’ALTA CORTE composta da 3 giudici nominati dal Presidente della Repubblica, da 9 magistrati estratti a sorte (6 giudici e 3 pubblici ministeri) e 3 giudici estratti a sorte dall’elenco del Parlamento.
Mettendo da parte i 3 componenti di nomina presidenziale, che è organo di garanzia e non di parte, la componente politica scende dall’attuale 1/3 ad 1/5 (solo 3 su 15).
L’Alta Corte è composta da magistrati sorteggiati con 20 anni di esperienza e che hanno ricoperto funzioni di legittimità, praticamente una Corte di Cassazione. Prevede un grado di appello nel merito (che oggi non esiste) alla stessa Corte in diversa composizione.
Non è esclusa, come alcuni sostengono, la possibilità di ricorrere in Cassazione.
Per approfondire
Ermes Antonucci, La Repubblica giudiziaria;
Bruno Tinti, Toghe rotte;
Sallusti-Palamara, Il Sistema e Il Sistema colpisce ancora;
Antonio Massari, Magistropoli;
In vece del popolo italiano, a cura di Alfredo Mantovano ed. Cantagalli Figiani- Fresa;
Gli illeciti disciplinari dei magistrati, Giappichelli editore Il blog Uguale per tutti..

