Alessandro Butticé

Lo strano caso del Signor Marcello Minenna, ex Direttore generale di Adm

10 Settembre, 2023

Marcello Minenna: Il Direttore (quasi Generale) dell’Agenzia Accise, Dogane e Monopoli

2 marzo 2021 – InfosecNews [i]

Se Minenna avesse le ruote… sarebbe un generale”. Così iniziava un articolo pubblicato da Dagospia nel febbraio del 2021. Ma che, non si sa perché, qualche giorno dopo è risultato rimosso dal sito. C’è chi ha sospettato essere stato fatto per intervento dell’allora Direttore dell’Adm, l’Agenzia Dogane Monopoli, Marcello Minenna. “Ah, saperlo…”, scriverebbe Dago, dopo aver lanciato il sasso nello stagno delle sue spesso interessanti rivelazioni. Sembra infatti che Minenna, pur non essendo riuscito a farsi nominare Direttore generale, ma soltanto Direttore dell’Adm, sia anche affascinato dalle uniformi. Ma il sogno del “Generale” non è rimasto nel cassetto del direttore. Ambisce infatti ad autoincoronarsi Generale di Corpo d’Armata dei 10.000 funzionari dell’Agenzia Dogane Monopoli. E per farlo ha cominciato a mettere in uniforme i suoi dipendenti. Attribuendosi un grado, a quattro stelle, che ricorda molto quello dei Comandanti generali di Guardia di Finanza e Carabinieri. Che in uniforme ci hanno passato però una vita. E per arrivare a quel grado hanno meritato e ricoperto, uno dopo l’altro, ben nove livelli gerarchici da ufficiale. Per ben quattro decenni. Senza alcuna scorciatoia.

Per essere precisi, sembra che l’iniziativa di “militarizzare” con gradi e uniformi i doganieri sia nata da un suo predecessore. L’ex magistrato, ex deputato, ex Commissario alla lotta alla contraffazione, ex Presidente della Provincia di Trento, ex Direttore generale dell’Olaf, e forse anche ex antimilitarista (sicuramente obiettore di coscienza che, come tale, non ha prestato il servizio militare) Giovanni Kessler. Che, come fece all’Olaf, Ufficio europeo per la lotta alla frode, appena arrivato all’Adm si affrettò a modificarne il logo. Non ebbe però il tempo di mettere in uniforme i doganieri, da sempre personale civile. Perché il Movimento 5 Stelle, appena arrivato al governo, come lui stesso lamentò pubblicamente, lo “azzerò”.

L’economista dei cinque stelle alla guida di Dogane e Monopoli

Dopo un periodo di tranquillità sotto la direzione del ben più ponderato e prudente Benedetto Mineo, dal febbraio del 2020 i funzionari di Adm hanno avuto a che fare con la personalità controversa di quello che molti definiscono come l’economista del Movimento 5 Stelle. Che non ha fama di grandi consensi all’interno dell’Agenzia. E non solo da parte dei sindacati. Ma anche da quel personale che un tempo era molto fiero della propria competenza tecnica. Indispensabile per controllare l’import-export nazionale pur senza penalizzare con meccanismi e atteggiamenti borbonici le imprese.  E gestire settori così importanti del bilancio dello Stato. Ma anche dell’Unione europea. In quanto, come spiegato nel capitolo precedente, i diritti doganali sono una risorsa propria del bilancio Ue. E non hanno quindi digerito, soprattutto il personale più fiero della propria professionalità, l’idea di dover indossare un’uniforme e gradi relativi ai propri livelli salariali. Che non sempre riflettono la vera professionalità individuale di chi li deve indossare ed esibire.  Ma creano invece ulteriore confusione nei passeggeri e negli operatori commerciali che attraversano le nostre frontiere. Aeroportuali e portuali, oltre a quelle terrestri al confine elvetico. E che, alla pletora di uniformi che li accoglievano già da prima all’entrata in Italia, dall’arrivo dell’aspirante sceriffo di Corpo d’Armata Marcello Minenna, oltre a quelle di Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale e spesso anche Esercito in assetto antiterrorismo, trovano anche, rischiando l’impressione di incrociare un’armata messicana, i doganieri di Adm.

Abbiamo davvero bisogno di una quinta forza di polizia?

In un Paese come l’Italia, sono certo che Marcello Minenna troverà sempre una Procura della Repubblica dell’angolo che sarà ben contenta dall’aumento della pletora di forze di polizia giudiziaria a propria disposizione. Anche per le inchieste più disparate. Che non sempre rispettano le competenze e le professionalità dei singoli corpi di provenienza.  Quanto emerso dal “sistema” confessato dall’ex Presidente dell’Anm Luca Palamara, non sembra possa davvero costituire un problema. Perché l’Italia è Paese in cui il rapporto costo-beneficio delle indagini, ma anche dei controlli amministrativi, non è sinora mai stato un problema per nessuno. Salvo che per le tasche del solito e ignaro Pantalone. Dalle quali provengono i denari per pagare, oltre che le uniformi di Minenna, anche indagini e controlli non sempre produttivi. Comprese le tante che, dopo roboanti passerelle televisive in uniformi multicolore, troppo spesso finiscono nel nulla processuale. La politica avrebbe il dovere di rendersi conto dell’impatto che la “sceriffizzazione” strisciante, se non proprio la “militarizzazione” dell’Adm, cui tende Marcello Minenna, avrà sul solito Pantalone. Quale utilità per la cosa pubblica avrà in concreto il tentativo dell’aspirante sceriffo Minenna, che sembra addirittura essersi dotato (sorpresa nella sorpresa) di autisti armati, dal trasformare nell’immaginario collettivo Adm in una quinta (o sesta, con le ambizioni della Guardia Costiera) forza di polizia?

Togliamo l’uniforme ai forestali per darle ai doganieri?

Per rispondere a questa domanda, non è necessario invocare la schizofrenica contraddizione di Minenna con le ragioni che hanno portato alla soppressione delle uniformi del valoroso Corpo Forestale dello Stato. Assorbito per volere del Governo Renzi dai Carabinieri. Perché l’Italia è Paese in cui, dal 1774 e non da ieri, il servizio di vigilanza doganale, e delle frontiere terrestri e marittime, per il quale è necessaria sì un’uniforme, è effettuato dalla Guardia di Finanza. C’è da chiedersi quindi quale sia il misterioso beneficio per i cittadini dal vedere Minenna in uniforme. A fronte di un costo che è invece certo: solo per ora, oltre 20 milioni di euro per le prime uniformi. Al quale si aggiunge già la frustrazione e la demotivazione di molti funzionari doganali e dei monopoli. Il patrimonio culturale, professionale e la fierezza dei quali è costituito soprattutto dalla conoscenza e dalla capacità di applicazione delle complesse tecniche e della legislazione doganali e in materia di monopoli. Patrimonio che non viene certamente valorizzato da passerelle in uniforme di aspiranti sceriffi.  Che peraltro non corrispondono affatto alla realtà, alla professionalità ed ai compiti reali dei funzionari di Adm.

Solo “chiacchiere e distintivo” o anche altro?

Ma cosa si potrebbe nascondere dietro l’”ammuina” (come direbbero a Napoli), che il grande Robert De Niro liquiderebbe in “solo chiacchiere e distintivo”?

Nel Paese che, oltre a tanti “poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori e trasmigratori”, ha dato i natali pure a Pulcinella, ci sarebbe davvero da sorprendersi se si scoprissero anche altri interessi o ambizioni, magari personali? Ah, saperlo… Direbbe Dagospia.

All’interno di Adm c’è stato chi ha lamentato sin da subito l’accentramento di tutto il potere dell’Agenzia nelle mani del Direttore (non ancora Generale) Marcello Minenna. Con scelte organizzative che alcuni hanno definito addirittura devastanti. E che chi conosce un po’ la materia è persino portato a considerare suicide.

Basti solo pensare al fatto che Minenna, che era già Direttore e Vicedirettore dell’Agenzia, si era auto-attribuito (non si sa neppure se nel pieno rispetto della normativa vigente) diversi altri incarichi. Per la precisione quelli di: Direttore della Direzione centrale Energie e Alcoli; Direttore della Direzione centrale Tabacchi; Direttore della Direzione centrale Giochi. Ma anche, forse ispirato dall’uniforme di Generale dei Carabinieri dell’ex Commissario della Sanità per la Calabria, Saverio Cotticelli, di Direttore della Campania e, appunto, della Calabria.

Ma non è finita qui. Si è anche attribuito la funzione di Responsabile degli Uffici Accise accertamento e riscossioni coattive e persino quella di Responsabile dell’Ufficio accise sul gas naturale, sull’energia elettrica e tassazione ai fini ambientali. E nonostante tutto ciò non sembri davvero un gioco – come forse credeva esserlo Saverio Cotticelli, prima che gli scoppiasse in mano la bomba della sanità calabrese – aveva assunto personalmente anche la funzione di Responsabile dell’Ufficio normativa giochi.

Quanto tempo ci vorrà prima che esploda una delle tante bombe innescate da Minenna?

Avendo qualche esperienza in materia, quando mi è stato riferito di tutte queste funzioni auto-attribuite, pensavo si trattasse di uno scherzo. Non potevo infatti immaginare che un Direttore dell’Adm, seppure tanto ambizioso quanto privo di competenze specifiche nelle materie doganale e dei monopoli quale Minenna, non si rendesse conto di giocare alla roulette russa.

Puntandosi lui stesso alla tempia una pistola caricata con l’assunzione personale di tutte queste funzioni. Assolutamente impossibili da autogestire persino per il migliore degli specialisti nelle materie. Che Minenna non è, come ricordato.

Basti solo pensare che le Direzioni centrali Energie e Alcoli, Tabacchi, e Giochi sono 3 delle 4 Direzioni di business dell’Agenzia. E corrispondono al 75% dell’attività operativa di tutta Adm.

Dovrebbe quindi apparire ovvio per qualunque persona di buon senso che tutte queste cariche, nelle mani di un solo soggetto, non possano consentire una gestione ordinata delle attività ad esse affidate. E non è arduo immaginare, come sanno gli addetti ai lavori, che le relative strutture siano state abbandonate a sé stesse e che vivano in completa anarchia amministrativa ed istituzionale. Innescando bombe a scoppio forse ritardato. Ma la cui deflagrazione, prima o poi, appare inevitabile.

E sembra essere una delle ragioni per le quali, chi non è stato costretto, ma potendolo fare, abbia scelto di andare in pensione anticipata, per sfuggire al rischio di saltare su una delle tante bombe innescate da Minenna in poco più di un anno. Rischio accentuato dal sistema delle Task Force, tanto care al governo precedente a quello di Mario Draghi. Attraverso le quali il Direttore sceriffo ha dato l’impressione di voler bypassare le competenze delle Direzioni centrali e periferiche di Adm. Concentrando ogni decisione esclusivamente nelle sue mani e di quelle del suo staff di fiducia.  La maggior parte del quale era come lui privo di competenza ed esperienza in materia di dogane e monopoli. Perché proveniente dalla Consob, dove prima dell’arrivo in Adm, il Generale d’Armata Minenna non ricopriva neppure un incarico di vertice.

 La linea “Chiacchiere e distintivo” quanto potrà durare?

Alla testa del Governo c’è ora[ii] un signore che si chiama Mario Draghi. Ed al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco.  E su Draghi e Franco si poggia la residua speranza di tanti funzionari di Adm. Che stanno resistendo al desiderio di gettare la spugna solo per spirito di servizio. Perché non hanno certamente bisogno di uniformi e pennacchi per sentirsi, da sempre, autentici servitori dello Stato.

 

 

Il sistema di Marcello Minenna imbarazza Il Riformista anti- «sistema»

15 marzo 2021 – InfosecNews  [iii]

Il 15 marzo del 2021 sono stato costretto, mio malgrado, a rendere pubblica una mia delusione causatami dal Riformista.

Dopo una collaborazione iniziata nell’ottobre del 2019, e costituita, sino a quella data, da poco meno di una settantina di articoli, a seguito della presentazione del rinato giornale nella sala stampa di Montecitorio. Ed avere accolto con grande interesse lo spirito innovatore e libertario della nuova edizione, annunciato da Piero Sansonetti e Deborah Bergamini, e che ho illustrato in un mio articolo per aise[iv] il 23 ottobre 2019 (Con lo sguardo all’Europa garantista e libertaria: Bergamini e Sansonetti lanciano il loro nuovo Riformista).

Ho infatti sentito il dovere di spiegarne le ragioni ai miei lettori. Molti dei quali, attraverso la lettura dei miei articoli, mi hanno raccontato, dopo qualche scetticismo iniziale, essere diventati affezionati lettori del giornale, dalla primavera del 2023 diretto da Matteo Renzi.

Avevo offerto la mia firma al Riformista, aderendo all’invito della co-fondatrice e prima condirettrice, Deborah Bergamini. Non solo per la stima che ho per chi me l’aveva presentata, oltre che per una donna politica di grande capacità e valore, in quel momento con responsabilità di governo. Ma anche per il coraggio intellettuale che, pur non condividendone tutte le posizioni, ho da sempre riconosciuto al direttore Piero Sansonetti. Soprattutto per la volontà e capacità di incarnare una rara voce di denuncia del «sistema» giustizia in Italia, che ho avuto modo di conoscere direttamente sul campo. Da addetto ai lavori, e da un osservatorio, anche europeo, piuttosto privilegiato. E prima che l’ex Presidente dell’Anm, ed ex membro togato del Csm, Luca Palamara, ne denunciasse pubblicamente i problemi e le metodologie poco ortodosse.

Ho creduto alla sincerità delle tre idee che dichiaratamente hanno ispirato il debutto del giornale. Quella riformista, quella libertaria e quella garantista. “Nella modernità, senza ideologie, senza fondamentalismi, senza sovranismi”. Come indicato nella “mission editoriale”. “Informazione e battaglia delle idee e tra le idee”. Appunto.

Sul Riformista mi sono sentito a casa mia. Seppure ospite, nel mio blog. Ma anche firmando alcuni articoli della versione stampata.

Nella consapevolezza di offrire al giornale, e soprattutto ai lettori, un mio servizioGratuito. Da autentico volontario dell’informazione in epoca di fake news. E dell’affermazione di quelle tre idee fondatrici. Su temi ed ambiti – soprattutto quelli della mia esperienza investigativa nazionale e internazionale – non sempre bene conosciuti dal grande pubblico.

Conscio della temerarietà di diverse azioni legali contro i giornalisti in Italia, soprattutto quando si toccano senza troppi peli sulla lingua certi temi, mi sono anche assunto l’onere di pagarmi un’assicurazione per la difesa legale e la responsabilità civile legata all’attività giornalistica. Che il giornale, nonostante i ritorni economici provenienti dalla pubblicità inserita nei miei articoli on line – alcuni dei quali mi è stato detto aver superato i centocinquantamila lettori – non ha accettato di garantirmi.

Il Direttore di Adm, dopo Dagospia, riesce a fare cancellare un articolo a lui sgradito anche dal sito de Il Riformista.

Questa premessa l’ho fatta per far comprendere meglio le ragioni della mia delusione, che non ho potuto tacere.  E con esse la mia sorpresa per avere appreso casualmente – per esattezza la sera del 24 febbraio 2021 – tramite il messaggio di un mio lettore – appartenente alle forze di polizia italiane in servizio presso Interpol, che me ne chiedeva la ragione – che era stato rimosso dal sito del giornale il mio penultimo articolo. Pubblicato on line sul mio blog, alle ore 9.00 del 23 febbraio, col titolo “Marcello Minenna, il Direttore (quasi Generale) di Adm”, di cui al paragrafo precedente, avente come oggetto la situazione piuttosto allarmante che, secondo mie precise e documentate informazioni, sta vivendo Adm (Agenzia Dogane Monopoli). Ciò a causa della governance del suo attuale Direttore, Marcello Minenna, da alcuni definito come «l’economista del Movimento 5 Stelle».

A tale primo messaggio sono seguite diverse altre richieste di spiegazioni. Da parte di altri lettori incuriositi dalla rimozione di un articolo che aveva suscitato vasto interesse.

Al 15 marzo del 2021 – data di pubblicazione dell’articolo – dopo oltre quindici giorni, né la redazione ma neppure la direzione, probabilmente in imbarazzo, erano state in grado di fornirmi alcuna risposta alla mia – legittima, credo – richiesta. Quella cioè di conoscere le ragioni per le quali un mio articolo, dopo oltre 24 ore di pubblicazione, sia stato rimosso dal mio blog, che notoriamente non riflette necessariamente la linea editoriale del giornale, ma solo quella dell’autore. O meglio, l’unica risposta ricevuta dalla redazione è stata che “l’editore ha fatto cancellare il pezzo poiché si è aperto un contenzioso con Minenna”.

Dopo diversi solleciti alla redazione, il 3 marzo del 2021 avevo scritto al Direttore Responsabile, Piero Sansonetti, al quale avevo spiegato che, pur nel rispetto delle legittime scelte editoriali – della direzione o dell’editore – tale incomprensibile silenzio mi poneva almeno tre ordini di problemi.

Il primo, era che, non conoscendone le ragioni, avevo difficoltà a comprendere quale fosse la vera linea editoriale da rispettare nella collaborazione col giornale. Che per me, fino all’articolo su Minenna, era quella delle tre idee citate. Che sembrava non avessi, seppure involontariamente, rispettato. E non conoscendola avrei potuto rischiare di non rispettarla nella redazione di altri articoli. Oppure rischiare di non dare il dovuto rispetto che ognuno attribuisce al proprio tempo. Anche quando non vive, come me, di giornalismo. Ma che si permette di vivere anche per il giornalismo. Un giornalismo fatto però di rispetto di tutti. A cominciare dai fatti e, soprattutto, dai propri lettori.

Il secondo, è che non ero stato sino ad allora in grado di rispondere ai tanti lettori (appartenenti anche ad ambienti istituzionali piuttosto qualificati) che mi avevano ripetutamente chiesto la ragione della scomparsa del mio articolo on line, che facevano immaginare una capacità censoria nei confronti della libera stampa da parte del Signor Minenna. Non solo, come raccontato nell’articolo rimosso, nei confronti di Dagospia. Ma anche di quello che, rara eccezione nel panorama editoriale nazionale, sino ad allora avevo considerato essere un giornale coraggioso e indipendente: Il Riformista.

Il terzo, era che per difendere l’affidamento che avevo personalmente riposto, e testimoniato personalmente, sulla serietà del Riformista, ma anche sul coraggio e l’onestà intellettuale del suo Direttore, avevo dovuto persino respingere, salvo prova contraria, alcune antipatiche illazioni. Come, ad esempio, quella che ragione della rimozione (analogamente a Dagospia) sarebbero stati timori legati ad alcuni contratti di pubblicità. Come vecchio Finanziere, seppure in congedo, e collaboratore del giornale, sebbene a titolo gratuito, mi aveva poi creato maggiore imbarazzo l’aver dovuto ascoltare persino alcune illazioni sulla possibilità di presunti rapporti contrattuali di ambienti legati all’editore del Riformista con Adm. Cosa alla quale non ho voluto dare ascolto. Liquidandola come inverosimile e azzardata. Ovviamente fino a prova contraria.

Restava comunque il fatto che, in quasi quarant’anni al servizio della lotta all’illegalità, in Italia e in Europa, anche attraverso la comunicazione istituzionale e l’informazione, ho sempre nutrito particolare allergia per l’arroganza. Da parte di chiunque. Soprattutto da parte di chi potrebbe darmi l’impressione di considerarsi, o di essere considerato, molto «potente».

Da notare che il Direttore (aspirante Generale) di Adm Minenna, come dimostrato da un articolo pubblicato da Salvatore Sfrecola (dal titolo: A Marcello Minenna, “Direttore generale” dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, non è piaciuto un mio articolo del 26 gennaio 2021.Ha ritenuto di essere stato “diffamato e calunniato”. E chiede rettifiche. Gli spiego che non ha motivi di doglianza) su Unsognoitaliano.eu, non esita a presentare richieste di rettifiche. Accompagnate spesso da minacce di azioni legali e risarcitorie contro i giornalisti a lui scomodi. Personalmente sarei stato ben lieto di rispondere, come ha fatto l’ex Presidente dell’Associazione magistrati amministrativi e Presidente di Sezione emerito della Corte dei conti, Salvatore Sfrecola, all’eventuale richiesta di precisazioni o rettifiche al mio articolo. E non avrei avuto nessun problema a correggerlo e persino a scusarmi pubblicamente, con Minenna ed i lettori, se mi fosse stata provata qualche sia pure involontaria inesattezza. Ma non ho ricevuto alcuna richiesta in proposito. Né da Minenna, né dai suoi legali. Che mi chiedo, en passant, se siano pagati da Minenna o da Adm, a carico quindi dei cittadini-contribuenti, me compreso.

Non potevo però accettare in silenzio che un mio articolo, scritto con particolare attenzione e precisione, seppure forse “scomodo” per qualcuno, senza alcuna legittima domanda di precisazione o rettifica, venisse censurato ex post dall’editore. Sottraendolo così alla disponibilità di molti interessati lettori, dopo essere stato pubblicato on line sul mio blog per un paio di giorni. E soprattutto senza aver ricevuto alcuna giustificazione, e neppure la semplice comunicazione di averlo rimosso dal sito.

InfosecNews indifferente alle pressioni di Minenna, nel silenzio del Riformista.

Il 2 marzo dello stesso anno, ho dato quindi lo stesso articolo a Umberto Rapetto, allora Direttore di InfosecNews. Al quale, come vecchio collega della Guardia di Finanza, in congedo come me, mi sono sentito in dovere di raccontare quanto accaduto. Perché volevo fosse consapevole della possibilità di ricevere le stesse sollecitazioni ricevute (immagino), oltre che da Dagospia, anche dal Riformista. Lasciandogli quindi la libera decisione di pubblicarlo o meno.

Dopo un eloquente «me ne fotto», in risposta all’eventualità da me rappresentata, Umberto Rapetto l’ha immediatamente pubblicato. Con lo stesso titolo e la stessa foto pubblicati sul mio blog de il Riformista, prima che venisse rimosso dall’editore: Marcello Minennna: il Direttore (quasi Generale) dell’Agenzia Dogane e Monopoli.

Aderendo anche alla mia richiesta di astenersi dal mettere in evidenza quanto gli avevo raccontato, perché speravo ancora di ricevere dalla Direzione o dalla Redazione del Riformista la spiegazione. E volevo evitare, nelle more della spiegazione, un possibile risalto mediatico di questo per me spiacevole episodio che avrebbe potuto intaccare l’immagine di quella che volevo continuare a considerare una voce libera, coraggiosa ed indipendente nel panorama editoriale italiano. Della quale mi sono reso personalmente testimone, in piena buona fede, con tanti miei lettori e conoscenze personali. E che quindi ritenevo (e ritengo ancora) vada tutelata.

Ho comunicato al Direttore responsabile che ero certo che avrebbe compreso la mia posizione.

Come io avrei potuto comprendere la sua. Che immagino essere quella di chi non può dirigere e fare vivere un giornale senza il sostegno economico dell’editore.

L’unica richiesta che avevo espressamente fatto al Direttore responsabile era quella di rispondere con correttezza alla mia correttezza. Assicurandomi che in futuro sarei stato informato, direttamente e immediatamente, nel caso in cui altro mio articolo avesse dovuto essere rimosso dal sito. Possibilmente spiegandomene anche le ragioni, al fine di prevenire eventuali involontarie e ulteriori violazioni di regole a me sino ad allora sconosciute della linea editoriale. Come, ad esempio: «si può scrivere su tutta la magistratura italiana, ma non su potente direttore di Adm Marcello Minenna».

Non sono disposto a fare il portavoce di nessuno. Neppure di un editore presunto-innocente.

Consapevole del poco tempo a disposizione per rispondere ad una mail di un collaboratore del suo giornale, anche per un Direttore molto impegnato anche sui social, ho segnalato che la settimana seguente sarei stato a Roma. E che ne avremmo potuto parlare a voce, perché avrei avuto piacere di salutarlo personalmente. Immaginando il comprensibile imbarazzo nel dare una risposta scritta ad una mail piuttosto chiara. sulla quale si basa questo articolo.

Nel dubbio, tuttavia, che il Direttore non l’avesse magari neppure letta, l’8 marzo ne ho chiesto conferma alla Vicedirettrice Angela Azzaro. Che me l’ha immediatamente fornita. Ma alla mia osservazione che pensavo potermi aspettare una risposta alla mia mail al direttore, ha risposto: “non certo da me, posso solo segnalare. Grazie”.

Dopo una settimana di ulteriore paziente attesa, dopo il consiglio ricevuto da personalità di mia grande fiducia, alla quale avevo confidato riservatamente la mia delusione, ho deciso il 15 marzo del 2021 di renderla pubblica, pubblicando quanto accaduto su InfosecNews. Seppure, come già detto, con un certo dispiacere. In ragione dell’idea che mi ero fatto del Riformista e nella speranza che in Italia possa esistere un giornale davvero libero e indipendente. Con un direttore come Piero Sansonetti che non cede al suo dovere di denuncia del «sistema» neppure dopo 19 querele ricevute dai più potenti esponenti della magistratura italiana.

Ho fatto il portavoce per anni. Ma l’ho fatto per pubbliche istituzioni che mi onoro aver servito. In Italia la Guardia di Finanza, in Europa la Commissione europea e l’Ufficio europeo per la lotta alla frode. Non sono però disposto a farlo, neppure involontariamente, nella fase attuale della mia vita. Dedicata al giornalismo libero ed indipendente, oltre che al volontariato istituzionale e costituzionale. E tantomeno sono disposto a farlo per un editore al quale, a garanzia della mia assoluta libertà ed indipendenza, non ho mai chiesto alcun compenso per i miei articoli.

Non avendo infine la vocazione del servo sciocco, non potevo neppure rimanere in silenzio di fronte al dubbio che i miei articoli potessero essere graditi e pubblicati solo quando riportavano il mio pensiero sul “sistema” della giustizia confessato e svelato da Palamara. Mentre potevano invece essere liberamente censurati dall’editore a posteriori, dopo essere stati pubblicati, senza alcuna giustificazione e informazione fornita all’autore, quando toccano misteriosi (perché non spiegati) interessi. Che nulla mi sembra abbiano a che fare con la lodevole mission editoriale del Riformista.[v]

 

MARCELLO MINENNA: IL DIRETTORE GENERALE, QUASI AMMIRAGLIO, DI ADM

8 ottobre 2021 – InfoSecNews [vi]

«Preoccupati di essere felice. Non di avere ragione», ammonisce il Buddha.

Ed io mi sono preoccupato di essere felice, e non di avere ragione, dopo che, su InfosecNews, avevo pubblicato quanto appena raccontato su “Marcello Minenna: il Direttore (quasi Generale) di Adm”.

Nel mio cuore di patriota, per il bene che voglio al mio Paese, del quale Adm è amministrazione con compiti particolarmente delicati e importanti, speravo di sbagliarmi, quando riportavo alcuni fatti che accadevano in Adm. Sotto la direzione, dopo il sobrio Benedetto Mineo, del più presenzialista Marcello Minenna. Fatti che sembravano non essere troppo ispirati a criteri di economia delle finanze pubbliche. Ma che anche poco si addicevano a chi, oltre ad essere al vertice di un organismo a tutela di entrate nazionali (ed europee) veniva da molti definito come l’”economista del Movimento 5s”.

Un partito che della sobrietà, assieme all’onestà ed all’accesa critica della casta, aveva fatto la sua bandiera. Ed il suo successo popolare.

Oltre a quelli che avevano lasciato anticipatamente Adm per evitare di trovarsi col cerino in mano o con la pistola di una roulette russa che molti temevano da tempo, vi erano quelli che il patron di Adm, secondo le notizie stampa dell’autunno 2021, avrebbe cacciato col pretesto formale di “micro-riorganizzazioni”. Come Alessandro Canali. Esponente di rilievo del M5s che sarebbe stato l’anfitrione di Minenna nel Movimento. E che sino a qualche giorno prima era stato il suo braccio destro.

Gli stracci sono volati in questo contenzioso. E pare siano volate anche le carte bollate e le denunce. Perché Canali, che ha fama di essere professionista integerrimo, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa (come Domani, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale), avrebbe addebitato a Minenna di averlo cacciato dopo che lui aveva mosso alcune osservazioni, chiedendo trasparenza, “sui viaggi di una dipendente che avrebbe una relazione sentimentale con lui”. Domani parlava di trasferte e fine settimana a Lampedusa, Genova, Milano, Brindisi e alla mostra del Cinema di Venezia.

Vero o falso che fosse, a prescindere dagli eventuali profili amministrativi o contabili, e pur nell’assoluta presunzione di innocenza e di correttezza di ogni atto del Direttore generale di Adm, anche se quella di Canali fosse stata una semplice fantasticheria derivata dalla delusione della rimozione, era un’accusa che, vista la fonte piuttosto qualificata, non deponeva molto bene per il vertice di un’amministrazione che deve avere a cuore, prima di tutto, le finanze del Paese. E come si sa, “la moglie di Cesare dovrebbe essere sempre al di sopra di ogni sospetto”.

Seguendo il consiglio di Albert Einstein, preferivo restare ottimista ed avere torto piuttosto che essere pessimista ed avere ragione. Nel mio articolo confessavo quindi di sperare che il Direttore generale Minenna potesse presto chiarire questa spiacevole vicenda, e riportare serenità in Adm.

Liberando il campo da ogni anche minima insinuazione che poteva esserci anche una sola missione che non fosse assolutamente e unicamente giustificata da comprovate ragioni di servizio. Come, ad esempio, quella per partecipare alla Mostra del Cinema di Venezia. Per la quale c’era chi faceva notare che nel comunicato stampa diramato da Adm del Veneto il 9 settembre 2021 nessun riferimento era stato fatto alla presenza del Direttore generale alla presentazione del documentario “Le Dogane di Venezia”. Veniva data invece menzione del Direttore dell’Ufficio delle Dogane di Venezia, Francesco Bozzanca.

Ma le inchieste che all’epoca sembravano essere in corso avrebbero dovuto dire chi aveva ragione.

Ed io, per carità di patria, mi sono augurato che avesse avuto ragione il capo di Adm. Andato magari a Venezia con la barba finta ed in incognito.

E che sotto il polverone sollevato da Canali non ci sia stato nient’altro che il comportamento più che cristallino dell’’”economista dei 5s”.

Che in area 5s continuava a farsi vedere. Visto che giorni prima era incorso in qualche critica per essersi precipitato, lui grand comis d’état, da Bebbe Grillo, leader di un movimento politico, per presentargli personalmente il rapporto annuale di Adm.

Anche se queste sortite pro-grilline, ad onore del vero, sembravano essere compensate da grande generosità di Minenna nella distribuzione di autovetture di lusso confiscate dalle dogane ad alcuni gabinetti ministeriali. E non solo dei 5s. Dimenticando forse però (sempre secondo le male lingue, che qualche volta però hanno maggiore esperienza in materia doganale del Direttore generale di Adm) che danni erariali avrebbero potuto conseguire dal mancato introito delle vendite all’asta delle auto confiscate. Oltre all’elegante elusione delle direttive per la riduzione del parco auto blu, che tanto care erano, un tempo, proprio ai 5 Stelle. Quelli del “Parlamento da aprire come una scatoletta di tonno”.

E questi sono temi che dovrebbero essere molto cari al contribuente, che quella scatoletta di tonno la riempie con le proprie tasche. Soprattutto in un momento in cui alle finanze pubbliche è chiesta una forte razionalizzazione della spesa. Evitando ogni spreco che possa avere odore di casta. Ovvero di sperpero di risorse. Attraverso duplicazioni o sovrapposizioni di compiti e servizi da parte di diversi organi dello Stato.

Mi ponevo allora due domande, alle quali non ho ancora trovato risposta.

La prima, era quale utilità vi potesse essere per il cittadino-contribuente nel fatto che Adm aveva chiesto alla Romeo Gestioni, che assicurava un appalto di diversi servizi alla sede direttoriale di Adm nel cuore di Trastevere, lo “svolgimento di mansioni che – secondo una nota dell’Unione Sindacale di Base – non risultano essere ricomprese nel capitolato d’appalto”. Come “riordino di sale adibite a banchetti con annesso lavaggio piatti e bicchieri nonché riordino camera da letto…”. Che sembravano essere diventate, sotto la gestione Minenna, consuetudini a Piazza Mastai. Anche se non avrebbero rispecchiato quanto previsto nel contratto di lavoro con i lavoratori e la parte.

La seconda, riguardava l’utilità, sempre per il cittadino Pantalone, derivante dalla curiosa circostanza che Minenna avesse speso 200 mila euro dell’erario per adattare un’imbarcazione sequestrata dall’Autorità Giudiziaria al “rintraccio, recupero e smaltimento delle imbarcazioni relitte da migranti”.

Oltre alla vocazione di Marcello Minenna di trasformare Adm in una quinta o sesta forza di polizia – dopo aver messo in uniforme i suoi dipendenti – tale spesa, anche se pari a poco più di una ventina di redditi annui di cittadinanza, mi sembrava un non senso.

Non solo perché erano 200 mila euro dell’erario pubblico, destinati a riadattare un’imbarcazione che era stata solo sequestrata. Non confiscata. E che quindi poteva essere restituita al legittimo proprietario. Anche se, come nel caso di Briatore, dopo i lunghissimi tempi procedimentali che conosce il nostro Paese.

Ma anche e soprattutto perché erano 200 mila euro di soldi pubblici destinati a adattare un’imbarcazione ancora privata a compiti doganali. In un Paese come l’Italia che dispone, oltre che di una Marina Militare e di una Guardia Costiera, di una miriade di forze di Polizia in mare. Ma che, soprattutto, dal 1774 e non da ieri, ha la sua più antica forza di polizia, la Guardia di Finanza, che svolge il servizio di vigilanza doganale, e delle frontiere terrestri e marittime.

C’era quindi da chiedersi quale fosse il misterioso beneficio per i cittadini dal vedere il Direttore generale di Adm non solo in uniforme. Ma persino con l’uniforme da ammiraglio. A fronte di un costo che è invece certo: solo in quel momento, oltre 20 milioni di euro per le prime uniformi, oltre alle spese per missioni e rappresentanze varie, anche 200 mila euro che rischiavano essere regalate al proprietario di un’imbarcazione sequestrata. Nell’intento di creare un’ulteriore flotta a spese di Pantalone.

Potevo quindi ipotizzare che anche queste centinaia di migliaia di euro potessero aggiungersi alla frustrazione e alla demotivazione di molti funzionari doganali, delle accise e dei monopoli? Almeno di quelli più tecnicamente preparati e meno sensibili agli specchietti delle allodole “chiacchiere e distintivo”. Il patrimonio culturale, professionale e la fierezza dei quali è costituito soprattutto dalla conoscenza e dalla capacità di applicazione delle complesse tecniche e della legislazione doganali e in materia di accise e monopoli.

Patrimonio che non viene certamente valorizzato né da passerelle in uniforme di aspiranti sceriffi, né, tanto meno, da missioni da naviganti da diporto con equipaggio Adm.  Che avrebbero forse potuto permettere l’anno seguente al Direttore generale di Adm di attraccare al festival del cinema di Venezia in uniforme da Ammiraglio. Ma che continuavano a non corrispondere affatto alla realtà, alla professionalità ed ai compiti reali dei funzionari di Adm. Ma soprattutto alle esangui casse dello Stato.

Concludevo il mio scritto denuncia nello sperare, una volta di più, che le mie considerazioni fossero errate. E non solo per carità di patria. Ma anche perché volevo avere ancora la possibilità di divertirmi e non soffrire.

Perché, come dice Robert Anson Heinlein, “Un pessimista ha ragione più spesso di un ottimista, ma un ottimista si diverte di più – e nessuno dei due può fermare il corso degli eventi.

Ma al mio ottimismo solo Marcello Minenna poteva in quel momento dare risposta.

O, forse – concludevo – soltanto il corso degli eventi.

 

MARCELLO MINENNA, IMPERATORE DI ADM, RE DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI

29 ottobre 2021 – InfoSecNews [vii]

 

“– La gente mi crede egoista e narcisista, ma non è vero. Sta di fatto che, se dovessi identificarmi con un personaggio della mitologia greca, non sarebbe Narciso.

E chi?

Giove!”

Sono parole di Woody Allen, nel celebre film con forte componente autobiografica “Stardust Memories”.

Confesso che la prima volta che avevo sentito parlare della gestione di Adm (Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli) da parte di Marcello Minenna, il mio primo pensiero è andato proprio a Narciso. E nei miei scritti su Infosec – rara testata che, assieme a Emiliano Fittipaldi su Domani ed Eurocomunicazione, del coraggioso Direttore Giovanni De Negri, ha osato pubblicare articoli critici verso la discussa gestione dell’attuale Direttore di Adm – avevo parlato delle sue ambizioni da generale e da ammiraglio. L’ho fatto il 2 marzo 2021 (Marcello Minenna: il Direttore (quasi generale) dell’Agenzia Dogane e Monopoli) e l’8 ottobre 2021 (Marcello Minenna: il direttore generale, quasi ammiraglio, di Adm).

Non ero però arrivato a definirlo «re» e tantomeno «imperatore» di Adm.

Lo ha fatto invece Emiliano Fittipaldi in un sensazionale articolo pubblicato su Domani del 29 ottobre 2021. Dal titolo, appunto: Auto, letti e amici di Minenna. Ecco chi è il re dei Monopoli.

Fittipaldi aveva fatto una carrellata di magagne che vengono addebitate a chi è al vertice da un paio d’anni di una delicatissima agenzia dello Stato.

Ma soprattutto sottolineava l’incuranza dello stesso per le accuse, quanto meno di mala gestio, che gli venivano fatte pubblicamente.

Fittipaldi insinuava in forza delle amicizie trasversali intrattenute in diversi ambienti politici della capitale. Utilizzando anche la concessione di favori, quali l’attribuzione in uso di Ministri di diversi schieramenti, di auto di lusso confiscate dalle Dogane. Che, come tali, avrebbero dovuto essere vendute all’asta, a beneficio dell’erario, o assegnate alle forze di polizia per attività operativa.

Il nuovo imperatore dei doganieri (che ha deciso di tenere per sé le deleghe di altre cinque direzioni generali, le più rilevanti – scriveva Fittipaldi – se ne frega delle critiche e delle interrogazioni parlamentari piovute dopo l’articolo di Domani sui rapporti con Bosco (n.d.r. funzionaria che l’avrebbe accompagnato spesso in missioni ufficiali constatate dal suo ex braccio destro, poi licenziato, Alessandro Canali)”.

Le critiche di Domani erano diverse, ed andavano dai contratti da 152 mila euro a un geometra che avrebbe lavorato anche nella sua casa, all’assegnazione di due autisti armati e quattro auto di lusso a sua disposizione. Passando per la discutibile spesa di milioni tra divise, loghi in marmo, lavori per “sale vip”, oltre alle accuse sui viaggi con una funzionaria, una Porsche data in comodato a un amico e le proteste degli addetti alle pulizie di Adm per “i banchetti e la pulizia della camera da letto.

Accuse che Fittipaldi, che scriveva essere in possesso di un dettagliato dossier (anche se molte di quelle spese sono pubblicate sul sito web di Adm), erano supportate oltre che da Canali, braccio destro e anfitrione nel Movimento 5 Stelle, prima di essere stato licenziato in tronco da Minenna, anche da esposti che sarebbero stati presentati da più parti all’Autorità Giudiziaria, oltre che alla Procura della Corte dei conti e persino all’Autorità Nazionale Anti-Corruzione (Anac).

Uno di questi esposti, secondo Domani, era stato fatto da un altro importante dirigente uscito dai Monopoli che avrebbe “bussato di recente alla porta dei magistrati di piazzale Clodio e dei Colleghi della Corte dei conti”. Si tratta di Roberto Fanelli, noto studioso ed esperto di diritto tributario che, dopo essere stato un brillante ufficiale superiore della Guardia di Finanza, fino al 2020 era stato direttore dell’area Giochi e tributi dell’Agenzia.

Qualche mese fa Fanelli ha spedito agli investigatori contabili una lunga denuncia, in cui descrive nei dettagli spese e scelte gestionali di Minenna in merito all’uso di auto sequestrate, assunzione di amici e sodali del M5s, investimenti milionari per nuovi loghi e uniformi estive”.

Persino il Codacons, la principale associazione dei consumatori, con un comunicato del 27 ottobre 2021 aveva annunciato di avere presentato un esposto dove si chiedeva di fare chiarezza nell’esclusivo interesse dell’Agenzia, che svolge un ruolo fondamentale per la collettività.

Le circostanze, notizie di cronaca e segnalazioni emerse nelle ultime settimane e relative da un lato alle spese eccessive sostenute per viaggi e pernottamenti del direttore Minenna, dall’altro alla soppressione dell’ufficio a danno di chi su tali spese aveva chiesto chiarimenti, se confermate, potrebbero esporre l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a gravi ripercussioni e con esse le attività tecnico-operative che come agenzia svolge in luogo del Ministero delle Finanze– scriveva il Codacons nell’esposto. La rilevanza penale della questione è duplice perché, se alle accuse mosse non seguissero accertamenti e condanne, le stesse si configurerebbero come calunniose e diffamatorie nei confronti dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli e del direttore. Di contro, ove confermate e accertate, determinerebbero gravi responsabilità anche dei funzionari e dell’Agenzia stessa che imporranno l’avvio dei procedimenti anche sanzionatori previsti dalla normativa di settore, oltre al danno alla collettività”.

Per tali motivi il Codacons aveva chiesto all’Anac di valutare di esercitare le funzioni e prerogative che le sono riconosciute dalla legge, e al Ministero dell’Economia e delle Finanze “di avviare un audit ed un tavolo tecnico finalizzato a vagliare la correttezza procedurale, l’osservanza delle tempistiche per la gestione delle pratiche amministrative ed il rispetto della prioritaria esigenza di garantire sia la continuità dei servizi che la trasparenza delle operazioni, anche al fine di poter ottenere una posizione formale e documentata dell’Agenzia in merito ai fatti denunciati”.

L’associazione aveva inoltre presentato una istanza d’accesso per ottenere da Adm copia di atti, documenti, verbali ed ogni altro documento dal quale si evincano i documenti descrittivi delle operazioni di spesa contestate negli articoli di stampa, nonché le azioni datoriali e gestionali del personale, oltre che le tempistiche per la trattazione delle pratiche amministrative.

“Vedremo i risultati”, scrivevo nel mio articolo. Ma se anche solo alcune delle accuse su quello che veniva definito l’economista dei Cinque stelle dovessero un giorno risultare fondate, sarebbe il segno che chi voleva aprire le istituzioni come una scatoletta di tonno, nel tonno dimostra di saperci ben sguazzare. 

Forse dimenticando però che l’olio delle scatolette di tonno lascia spesso macchie che possono essere indelebili. E che, nel tempo, sembrano essere finite al vaglio degli inquirenti.

Da garantista convinto, mi sono dichiarato rispettoso della presunzione d’innocenza di Minenna. Ci mancherebbe.

Anche se le spese folli di Adm documentate e accessibili sul sito dell’Agenzia, al di là della presunta correttezza sul piano legale, sul piano dell’opportunità nell’attuale situazione economica del nostro Paese mia lasciavano, e mi lasciano tuttora, più di qualche perplessità. Perché ci troviamo in un momento storico in cui chi è a guardia delle finanze pubbliche dovrebbe dare esempio di massima compostezza e morigeratezza. Seguendo in quel periodo l’esempio dato ogni giorno dal Premier Mario Draghi. O quanto meno evitando ogni palese sperpero di denaro pubblico in vuote operazioni di immagine e autocelebrazione. Spesso più personale che istituzionale. Che aveva come prevedibile corollario, in un Paese come l’Italia, una pericolosa roulette russa giocata da lui stesso.

Che poteva essere forse – concludevo così il mio articolo – il frutto della sua dimenticanza dell’ammonimento del filosofo Louis Lavelle: “il delitto di Narciso è di preferire, alla fine, la sua immagine a sé stesso».

 

«Adm – AI Confini della realtà…». Tanto a Pulcinellopoli paga sempre Pantalone 

2 luglio 2022 – InfoSecNews [viii]

Su InfosecNews, sotto la direzione editoriale di Umberto Rapetto, come ricordato, avevo scritto nel 2021 delle ambizioni da «generale», da «ammiraglio» e da «monarca di Adm» di Marcello Minenna. Più precisamente il 2 marzo (Marcello Minenna: il Direttore (quasi generale) dell’Agenzia Dogane e Monopoli), l’8 ottobre (Marcello Minenna: il direttore generale, quasi ammiraglio, di Adm) ed il 29 ottobre 2021 (Marcello Minenna, Imperatore di Adm, Re delle Dogane e dei Monopoli).

Lo spunto per riparlare di Marcello Minenna, rompendo il silenzio generale della stampa nazionale (il direttore di Adm sembrava infatti essere molto potente e, si diceva, con amicizie trasversali molto influenti) me lo ha offerto a fine giugno del 2022 USB Pubblico Impiego – Agenzie Fiscali. Una sigla sindacale che, con un comunicato nazionale datato 29 giugno, dal titolo Adm – Ai confini della realtà…, denunciava che «mentre il Documento di Economia e Finanza 2022 preannuncia una nuova stagione di spending review, legando i prossimi rinnovi contrattuali ai risparmi delle pubbliche amministrazioni, all’Adm non si bada a spese e qualsiasi cosa diventa un evento, un’occasione per il nostro direttore di fare pubbliche relazioni davanti a ricchi buffet».

Un tema che, a chi aveva letto i miei articoli in proposito, era già ben noto.

«Che si tratti di ristrutturare immobili di “rappresentanza” in posti che a noi appaiono assurdi (ma accolti con favore dai politici eletti in quel collegio), ristrutturare yacht o acquisire macchine di lusso sequestrate per elargirle a enti vari (piuttosto che mandarle all’asta), tutto diventa un’occasione per creare l’evento a favore di telecamere e “migliorare” l’immagine dell’Agenzia», proseguiva la nota sindacale.

La ciliegina sulla torta veniva messa il 28 giugno del 2022, con l’Almanacco di Adm. Secondo il sindacato, «decine di colleghi sono stati chiamati in divisa a piazza Mastai (sede principesca del Direttore di Adm, che ha abbandonato la sede operativa dell’Agenzia, nella periferia Sud di Roma, alla Cecchignola, n.d.r.) per fare foto. Se poi la divisa non ce l’avevi perché hai sempre lavorato al personale, nessun problema, te ne consegnavano una nuova apposta per fare le foto. Se il tuo ufficio è in difficoltà per le carenze di organico e le ferie estive, nessun problema, l’Almanacco ha la priorità e persino una ventina di persone possono essere distolte da Fiumicino per andare a fare le foto!!!»

La militarizzazione, o meglio la miliziazione di Adm, messa in atto dal pugliese Minenna, ad alcuni aveva fatto pensare al « facite ammunina » della Marina Borbonica: “All’ordine “Facite Ammuina”: tutti chilli che stanno a propra vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a propra, chilli che stann’a destra vann’ a sinistra e chilli che stann’ a sinistra vann’ a destra, tutti chilli che stanno abbiscio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso preteso, chi nun tiene nient’ a ffà, s’aremeni a ccc e a llà”.

E nella continua ricerca di effetti speciali, secondo alcune malelingue forse propedeutici alle sue ambizioni senatoriali di quel momento, Minenna sembrava essersi persino inventato una forma coreografica mai vista prima per il giuramento dei nuovi assunti. Niente di particolarmente grave, se non fosse qualcosa che, oltre ad una palese sovrapposizione con la Guardia di Finanza, polizia economico-finanziaria nazionale, che svolge da due secoli e mezzo la funzione di polizia doganale che Minenna faceva di tutto per dare l’impressione che volesse riassegnare ad Adm, sarebbe stato pagato sempre dall’ignaro Pantalone.

«Quello che dovrebbe essere la normalità in una pubblica amministrazione, come assumere, diventerà un evento», denuncia a giusto titolo USB. «Il 19 luglio centinaia di nuovi colleghi saranno chiamati a Roma in missione per giurare alla Sala Sinopoli dell’Auditorium, con tanto di dress code e familiari al seguito e un buffet degno delle personalità che verranno invitate, ovvio. Una rappresentazione che ricorda la fine CAR del servizio militare…siamo ormai ai confini della realtà, al di là dei quali scadiamo nel ridicolo».

Il ridicolo, a sommesso avviso di chi scriveva denunciando la questione, forse si era già superato da tempo.

Osservando, con rassegnata sofferenza per le esangui casse dello stato, sprechi inaccettabili in attività che nulla avevano a che fare con l’interesse dei cittadini, compresi quelli degli stessi funzionari di Adm. Che avrebbero bisogno di ben altro riconoscimento e supporto, diverso dai teatrini in uniforme, per aiutarli a rafforzare la loro preparazione e dotazione professionale, al servizio di un Paese che dovrebbe saper attirare import-export, invece di dissuaderlo con lentezze burocratiche inaudite. Accentuate in quel periodo da atteggiamenti coreografici da sceriffi de noantri.

«Ci ricorderemo dei Ministri e dei politici che sicuramente affolleranno l’ennesimo teatrino e ricorderemo loro i ricchi buffet e i soldi buttati se si azzarderanno a chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori…», concludeva la nota sindacale.

I sindacalisti avevano certamente ragione. E, concludendo il mio articolo su InfosecNews, promettevo che ce ne saremmo ricordati quindi anche noi. Come, auspicavo, avrebbero dovuto ricordarsene tutti i cittadini, in vista delle imminenti elezioni.

 

Pesante eredità per il nuovo Direttore generale di Adm, Roberto Alesse

11 gennaio 2023 – Eurocomunicazione [ix]

Nonostante abbia combattuto sino all’ultimo istante per il rinnovo del suo mandato alla testa di Adm, Marcello Minenna non è stato rinnovato, come sperava. Prova forse del fatto che, di quanto era stato segnalato anche nei miei articoli, i cittadini se ne erano ricordati. Indicando alla guida del Paese un Governo che, a gennaio del 2023, avrebbe deciso che tale situazione non poteva continuare oltre.

Il Governo Meloni ha avuto la forza, e forse anche il coraggio che non ha avuto il Governo di Mario Draghi, di non rinnovarlo nell’incarico. Nonostante le tante criticità da più parti e da tempo segnalate, sulla gestione molto personalistica, e spesso fuori dal seminato, di Adm da parte di quello che molti avevano definito “l’economista dei 5 Stelle”.

Roberto Alesse è stato infatti nominato il 1° gennaio del 2023 per succedergli. Trovandosi tuttavia con molte delicate situazioni da affrontare.

E per questo non ho potuto che augurargli ogni fortuna. Nell’interesse di Adm e del Paese. Perché l’eredità ricevuta dall’economista pugliese, nonostante scintillanti e pirotecniche apparenze, era piena di insidie e problemi da risolvere.

A cominciare dai rapporti con la Guardia di Finanza. Che non erano mai stati a livelli così bassi nei precedenti quasi 250 anni di storia e convivenza tra le due branche dell’amministrazione finanziaria.

L’11 gennaio del 2023 ho quindi provato a riassumere in un articolo per Eurocomunicazione alcune delle diverse criticità già segnalate in precedenza.

Le spese folli di Minenna, coperte dal silenzio stampa di gran parte dei media

La mattina del 6 gennaio, un articolo de Il Sole24Ore titolava già: “In uscita Minenna dalle Dogane”. Ma, nel pomeriggio, l’articolo non si trovava più on line sul sito del giornale.

E la cosa mi aveva ricordato quanto avevo io stesso vissuto ben due volte. Come raccontato su Eurocomunicazione, l’8 dicembre 2022 (Vigilanza delle frontiere Ue, l’Italia spende molto ma incassa poco), e su InfosecNews, il 15 marzo 2021 (Il sistema di Marcello Minenna imbarazza Il Riformista antisistema).

Eurocomunicazione e InfosecNews, ai tempi della direzione di Umberto Rapetto, come già ricordato, sono state due delle rare testate che hanno osato pubblicare articoli critici verso la gestione di Adm e delle sue spese folli sotto la guida del molto sicuro di sé, sino al 10 gennaio 2023, direttore generale Marcello Minenna.

Spese folli che, unite ad alcune discutibili iniziative, al di là della presunta correttezza sul piano legale, fino a prova contraria, nell’attuale situazione economica del nostro Paese lasciano più di qualche perplessità sul piano dell’opportunità. Se non proprio della decenza. In ogni caso per l’interesse dei cittadini. Ed è qualcosa con la quale il nuovo direttore generale si troverà a fare i conti. Nella speranza che non trovi troppi pozzi avvelenati.

La sofferenza di molti all’interno dell’Agenzia

Su InfosecNews, nel 2021, avevo ironicamente parlato delle ambizioni da «generale», da «ammiraglio» e da «monarca di Adm» di Minenna.

Più precisamente il 2 marzo (Marcello Minenna: il Direttore (quasi generale) dell’Agenzia Dogane e Monopoli), l’8 ottobre (Marcello Minenna: il direttore generale, quasi ammiraglio, di Adm), il 29 ottobre  (Marcello Minenna, Imperatore di Adm, Re delle Dogane e dei Monopoli) ed il 2 luglio del 2022 (Adm – Ai confini della realtà).

Ma pochissimi altri sono stati gli organi di informazione che hanno dato voce alla sofferenza di tanti funzionari e dirigenti di Adm. Alcuni costretti a fuggire dall’Agenzia. Che il nuovo direttore generale non potrà non ascoltare.

Da quando ho cominciato a scrivere di Adm, ho ricevuto diversi appelli da parte di dipendenti che hanno lamentato la frustrazione del loro desiderio di rafforzare ed esprimere la propria professionalità. Che dovrebbe essere utilizzata per alimentare le casse dello Stato e facilitare, invece di rallentare, i traffici commerciali da e per l’Italia. Piuttosto che in coreografiche e vuote attività di “sceriffizzazione” di tre gloriose amministrazioni finanziariee civili, dello Stato. Quelle delle Dogane, delle Accise e dei Monopoli. Oggi ricomprese nell’Agenzia.

Coreografie scenografiche basate persino su comparsate pagate da Adm (300 mila euro di soldi del contribuente) a TV fiction, come Un posto al Sole.

Facendo finta di ignorare che per l’attività di polizia doganaleoltre che di polizia economicafinanziariadal 1774 in Italia esiste la Guardia di Finanza. E che ogni doppione o sovrapposizione, oltre ad essere completamente ingiustificato, viene finanziato col denaro del contribuente e contro l’interesse dei cittadini.

Minenna è stato senza dubbio un grande comunicatore

A Minenna bisogna tuttavia riconoscere una infaticabile e caparbia determinazione nell’aver promosso la sua immagine, seppure malcelata dietro la dichiarata intenzione di voler promuovere Adm. Minenna ha inoltre dimostrato di potersi giovare anche di una indubbia capacità comunicativa.

Capacità che è stata aiutata – non si capisce né perché né come – da ben 2,7 milioni di euro che, sotto la sua gestione, sono stati attribuiti all’Agenzia per la propria comunicazione istituzionale. Ed è una cifra della quale nessun’altra amministrazione dello Stato mi risulta aver mai disposto. Grazie a tale somma, avvalendosi di agenzie di comunicazione private, ha introdotto un’auto-promozione che ha superato persino quella di uno dei suoi più controversi predecessoriL’ex magistrato, ex deputato PD, ex commissario anticontraffazione, ex Presidente del Consiglio provinciale di Trento ed ex direttore generale dell’OlafGiovanni Kessler. Il quale, come accennato nel capito 24, quanto a comunicazione pirotecnica e rappresentazione ottimistica dei propri risultati, sembrava essere insuperabile.

Quando arrivò all’Olaf, ad esempio, una delle prime cose che Kessler fece, fu quella di modificare il logo dell’ Ufficio europeo per la lotta alla frode. Forse nell’intento di voler dare l’impressione, assieme ad altre discutibili iniziative, che l’Olaf avesse cominciato ad esistere solo dal suo arrivo.

Fece persino sparire dal sito web dell’Ufficio gran parte di quanto era stato realizzato nel decennio precedente al suo arrivo. Giunto presso Adm fece praticamente la stessa cosa.

Fu sempre Giovanni Kessler – che non aveva nemmeno prestato il servizio militare, perché obiettore di coscienza, a differenza di Minenna, che è stato ufficiale di complemento della Marina – che iniziò il progetto di fornire di gradi militari e di uniformi i dipendenti civili di Adm. E nel farlo tentò persino di liberarsi della presenza della Guardia di Finanza – nata nel 1774 proprio come polizia doganale, alle frontiere del Regno di Sardegna – da porti e aeroporti. Ricevendo tuttavia in risposta la più cortese, ironicamente sorridente, ma indiscutibile chiusura da parte dell’allora comandante generale del Corpo. Il coriaceo Giorgio Toschi, oggi consigliere per i rapporti istituzionali e la sicurezza, con particolare riferimento ai profili economico-finanziari, del vicepresidente del Consiglio dei ministri Antonio Tajani.

Minenna, dopo la gestione di Benedetto Mineo, che molti in Adm ricordano come un grande signore dal solido bagaglio professionale, è riuscito invece in ciò che persino Kessler non era riuscito.

La sera del 6 gennaio 2023, dopo che in giornata Il Sole 24 Ore aveva rimosso dal sito l’articolo che lo dava in uscita da Adm, i telespettatori della trasmissione “I soliti Ignoti – Il ritorno”, abbinata alla Lotteria Italia 2022, hanno visto un Minenna baldanzoso su Rai 1. Nonostante i non brillanti incassi provenienti nell’ultimo anno dalle vendite dei biglietti della lotteria. Circondato da impiegati di Adm in uniforme, ha sorpreso gli addetti ai lavori, che non avevano mai visto prima un direttore generale dei Monopoli partecipare personalmente alle estrazioni della Lotteria.  Perché compito, in passato, svolto da funzionari di livello inferiore. Assistiti, per la vigilanza, soltanto dai militari della Guardia di Finanza in uniforme. Tradizionale braccio armato dell’amministrazione dei Monopoli.

Molti eventi scenografici e pubbliche relazioni

Ma il presenzialismo e la passione per gli eventi di Minenna non sono di oggi. Come aveva denunciato, nel giugno 2022, la sigla sindacale USB Pubblico Impiego – Agenzie Fiscali.

Un tema che a chi ha letto i miei articoli era già ben noto

Chi scrive, come ricordato, ha osservato, sino al 10 gennaio 2023 con rassegnata sofferenza per le esangui casse dello Stato, sprechi inaccettabili in attività che nulla avevano a che fare con l’interesse dei cittadini, compresi i funzionari di Adm.

«Ci ricorderemo dei ministri e dei politici che sicuramente affolleranno l’ennesimo teatrino e ricorderemo loro i ricchi buffet e i soldi buttati se si azzarderanno a chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori …», concludeva la nota sindacale di giugno 2022.

E i sindacalisti avevano certamente ragione. Ed è per questo che non poteva che accogliersi positivamente l’apparente volontà, ma anche la forza, del Governo Meloni di mettere fine a questo teatrinoChe nulla aveva a che fare, ad opinione di molti, con l’interesse dei cittadini.

Il ruolo che Adm dovrebbe svolgere nell’interesse dei cittadini non è sovrapporsi alla Guardia di Finanza, aumentando inutilmente le spese dello Stato.

E su Eurocomunicazione, l’8 dicembre 2022 (Vigilanza delle frontiere Ue, l’Italia spende molto ma incassa poco) avevo invece segnalato la necessità per l’Italia di difendere megliosui tavoli di Bruxellesi propri interessi finanziari.

Ed è la ragione per la quale, con la nomina di Roberto Alesse, ho quindi auspicato che Adm, sotto una nuova guida, possa giocare un importante ruolo per il nostro Paese. Che non può certamente essere svolto dalla Guardia di Finanza. Quello, ad esempio, di cominciare a ricercare le giuste alleanze a Bruxelles, con altri Stati Membri. Penalizzati come l’Italia dal poco equo sistema di rimborso delle “spese di riscossione” (25% fisso che va allo Stato che li incassa per l’Unione europea, indipendentemente dalle effettive spese sostenute) dei diritti doganali. Che sono appunto una “risorsa propria” dell’Ue.

Il Libro blu di Minenna per i risultati Adm 2022

«Natale, tempo di strenne in Parlamento – oggi alla Camera sono stati avvistati diversi deputati con in mano uno shopper bianco griffato dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli», riferiva Dagospia il 13 dicembre. «All’interno c’era una scatola blu, alcuni documenti e un libro di pregio: sarà mica una «captatio benevolentiae di Marcello Minenna, posto al vertice dell’Agenzia dal Movimento 5 Stelle, per continuare al vertice? Ah, saperlo…», esordiva la Dagonews.

In una lettera di chiarimento, pubblicata da Dagospia il 14 dicembre 2022, il direttore di Adm si era affrettato a precisare, tra l’altro, che: “venendo alla shopper alle autorità intervenute è stato consegnato il Rapporto del G20 Policy Monitor, i calendari Adm e il crest istituzionale. Si tratta di materiale realizzato in-house o con il supporto del Poligrafico dello Stato quindi nessun dono prezioso né libri rari”.

Ulteriore conferma delle capacità promozionali di Minenna, in piena campagna di spoils system. Il quale, grazie alle grandi risorse ottenute per la comunicazione istituzionale, aveva appaltato la comunicazione ai professionisti di un’agenzia esterna. Anche se a Dagospia parlava di materiale “realizzato in-house o con il supporto del Poligrafico dello Stato”. Sorvolando sul fatto che, in ogni caso, vi è un costo a carico del bilancio dello Stato. Perché non credo proprio che il direttore di Adm abbia pagato di tasca propria lo stipendio dei suoi dipendenti, e nemmeno quello dei dipendenti del Poligrafico dello Stato che hanno realizzato “in house” il materiale. Oltre ai costi di produzione. E la stessa cosa vale per il costo dei calendari storici degli anni precedenti al 2022. Che, secondo fonti interne ad Adm, avrebbe fatto realizzare nel 2022. Con l’intento di coprire tutto il periodo della sua direzione dell’Agenzia.

Non voglio soffermarmi oltre su questo fatto. Limitandomi a registrare l’ironia di chi mi aveva fatto notare che i Faraoni, per passare alla storia, costruivano piramidi. Minenna, invece, si limitava a stampare retroattivamente calendari storici di Adm degli anni della sua gestione.

Voglio invece soffermarmi sui dati più tecnici che aveva diffuso sotto la sua gestione, assieme a molto materiale promozionale.

Annunciato un gettito enorme

Dal sito dell’Agenzia, che ha diretto dalla fine di gennaio 2020, il dato di gettito totale dichiarato anche nel Libro Blu (il rapporto statistico dei risultati operativi di Adm) per il 2020 era di 62,39 miliardi di euro.

Nel primo anno di gestione Minenna, il gettito risultava crollato di ben 13 miliardi rispetto a quelli annunciati da Mineo e da Kessler. Il quale, ultimo, come ricordato, era pure noto per una presentazione alquanto ottimista dei propri risultati. Ed era stato dichiarato da Adm, per il 2019, 75,7 miliardi di euro (stessa fonte, Libro Blu Adm).

Nel 2021, le entrate complessive riportate nel Libro Blu risultano essere 73,08 miliardi. Quindi ancora inferiori all’era Kessler, Mineo, e pre-Covid.

Per il 2022, Minenna ha invece annunciato un gettito complessivo di 83 miliardi. Pur non specificando a cosa si riferisca questo gettito. Se riguardasse cioè incassi reali o semplici accertamenti. Che solo in futuro potrebbero portare ad incassi eventuali. Dopo cioè una lunga fase contenziosa con il contribuente, dall’esito spesso incerto.

Nel bollettino trimestrale di Adm per il periodo gennaio–settembre 2022, ad esempio, viene riportato un gettito totale di 58,03 miliardi. Ciò dovrebbe significare che nell’ultimo trimestre 2022 l’Agenzia avrebbe dovuto incassare circa 25 miliardi di euro, per raggiungere gli 83 miliardi dichiarati da Minenna quali entrate complessive del 2022.

Tuttavia, confrontando gli ultimi dati pubblicati sino a gennaio 2023 da Adm con i dati ufficiali del ministero dell’Economia e delle Finanze (Dipartimento Finanze, Bollettino Tributario 2022 n.248non si riesce davvero a comprendere come siano stati calcolati i dati.

Facendo un semplice confronto con due grandezze macro, come i diritti doganali percepiti all’importazione e il gettito proveniente dal monopolio sui tabacchi da parte di Adm, i dati non corrispondono affatto con quelli del bollettino del Mef.

Confrontando infatti il bollettino trimestrale Adm relativo al terzo trimestre 2022 per i diritti doganali sulle importazioni, abbiamo i seguenti risultati:

–       Adm Cumulato gennaiosettembre 2022 (Dogane):  19,6 M (pag. 8, Boll. III Trim. 2022);

–       MEF CumulatoCompetenza gennaiosettembre 2022 (Iva importazioni):  17,1 M (pag. 7, Boll. 248/22);

–       MEF Cumulato Incassigennaiosettembre 2022 (Iva Importazioni):  16,2 M (pag. 15, Boll.248/22);

Mentre per il gettito derivante dal monopolio sui tabacchi, abbiamo:

–       Adm Cumulatogennaiosettembre 2022 11,05 M (pag. 8, Boll. III Trim. 2022);

–       MEF CumulatoCompetenza gennaiosettembre 2022: € 8,17 M (pag. 7, Boll. 248/22);

–       MEF CumulatoIncassigennaio-settembre 2022: € 7,78 M (pag. 15, Boll.248/22).

Secondo il Dipartimento delle Finanze, l’analisi dei flussi riportata nel bollettino è costruita secondo i criteri contabili del SEC 2010, che rappresenta il quadro di riferimento per la determinazione dei saldi di finanza pubblica (deficit e debito), rilevanti ai fini del Patto di Stabilità e Sviluppo, siglato tra i Paesi dell’Unione europea. Non è invece chiaro se i dati riportati nel bollettino Adm rispondano a criteri europei, nazionali o di settore.

Mi sono quindi augurato che, nei prossimi rapporti e comunicati stampa, Adm fornisca maggiori e più chiare informazioni sulla composizione dei dati pubblicati sotto la direzione di Minenna. Specificando in particolare, alla luce delle segnalate differenze rispetto ai dati del Dipartimento delle Finanze, se si tratti di dati di competenza o di cassaMa anche chiarendo perché i dati di Adm sono superiori a quelli del ministero dell’Economia e delle Finanze.

Se le cifre di Minenna fossero reali avrebbe meritato davvero una lode e la riconferma.

Anche se, come detto, le cifre indicate dal Rapporto di Adm meritano un’approfondita analisi. Che sono certo il Mef avrà già fatto. Perché, come osservato, vi erano diverse imprecisioni. Quale la scarsa chiarezza nel distinguere, ad esempio, le somme contestate o accertate, da quelle effettivamente incassate dallo Stato.

In aggiunta alle osservazioni già fatte, appare macroscopica l’indicazione dei contributi all’erario (cioè alle casse dello Stato) dichiarate da Minenna come risultati dall’attività di Adm nel 2021 in materia doganale.

Sul sito web dell’agenzia, nel gennaio 2023 era indicata la ragguardevole cifra di 18 miliardi di euro. Che nel 2019secondo i dati di Eurostat (l’Istituto di Statistica dell’Ueera soltanto di 500 milioni. Mentre all’Unione europea, sempre nel 2019 (e sempre fonte Eurostat), erano andati solo 1,8 miliardi di euro. Quindi un decimo di quello che le cifre pubblicate e celebrate da Minenna indicano come incassate dall’Erario nel 2021, sotto la sua gestione.

Se ciò fosse vero, Minenna avrebbe forse meritato di essere riconfermato nell’incarico. Come era stato sostenuto in alcuni articoli da giornalisti più benevoli di me. I quali, sulla base di una forse meno attenta analisi delle cifre, sostenevano che Minenna aveva portato alle stelle i risultati dell’Agenzia. Dimenticando però, forse perché dotati di meno esperienza in materia, che l’annuncio di risultati troppo ottimisti può diventare un boomerang per il bilancio dello Stato

Come dimostrato, chi scrive non si è mai accontentato di una lettura acritica dei comunicati stampa e dei rapporti non sempre chiari diffusi dall’Adm di Minenna. Conscio che cifre generosamente trascinate verso l’alto, se nell’immediato possono provocare un risultato di immagine per chi le presenta, e se ne attribuisce il merito, a lungo andare possono diventare un boomerang per l’esangue bilancio dello Stato. E per chi si troverà poi con il cerino in mano. Che dalla nomina del 10 gennaio 2023 si chiama Roberto Alesse.

Non va infatti dimenticato che, secondo la regolamentazione Ue, le Risorse Proprie Tradizionali (Rpt), cioè i diritti doganali, sono messe a disposizione della Commissione mensilmente. Due mesi dopo l’accertamento del diritto. E gli Stati membri devono comunicare alla Commissione l’importo delle Rpt da accreditare sul conto, mediante un prospetto dettagliato dei diritti. Ma soprattutto non va dimenticato che qualsiasi ritardo nella messa a disposizione delle Rpt alla Commissione dà luogo al pagamento di un interesse.

In altre parole, i Paesi membri sono finanziariamente responsabili delle perdite di Rpt che hanno annunciato avere accertatodovute a loro possibili errori amministrativi. E questo fatto, a fronte di annunci pubblici di Marcello Minenna che abbiamo ragione di pensare essere stati un po’ troppo ottimisti, se non trionfalistici, di accertamenti doganali più che raddoppiati negli ultimi due anni della sua gestione, ci ha posto qualche preoccupazione. Perché, come già ricordato, se quelle somme accertate (che non vuol dire affatto essere state incassate) non saranno effettivamente riscosse dalle dogane italiane – magari al termine di lunghi ricorsi e procedure giudiziarie, contro verbalizzazioni che potrebbero risultare essere state anche eccessive, se non temerarie – il rischio è che a rifondere il bilancio Ue delle mancate entrate sarà poi quello dello Stato. Cioè il solito e ignaro Pantalone.

Ma siccome Minenna non è stato rinnovato nell’incarico, nonostante la tempistica campagna promozionale, con la messa in campo anche di comparsate a pagamento nella fiction televisiva “Un Posto al sole”, la pesante eredità di questi grandi numeri da gestire con Bruxelles ricade ora su chi gli succede. Il quale si è trovato dal 10 gennaio 2023, appunto, col famoso cerino in mano.

In pieno spoils system, Minenna non aveva esitato a prorogare i dirigenti e cercato di prescegliere anche i nuovi.

L’11 ottobre 2022, Felice Manti, sul Giornale (Le Dogane anticipano lo spoil system) denunciava uno strano concorso di selezione dei vertici di Adm organizzato in tempi record: “Il bando favorisce chi ha incarichi fiduciari e alcuni indagati. L’ex M5s Dessì: “È scritto su misura per gli amici del capo”

Si salvi chi può. Pd e Cinque stelle si danno da fare per piazzare uomini di fiducia nei gangli vitali del Paese. Ma quello che sta accadendo all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli guidata dal grillino Marcello Minenna «è un record – dicono al Giornale fonti interne – 40 dirigenti nominati prima che il prossimo esecutivo lo rimuova», scriveva Manti. Riportando le stranezze e i vantaggi per il cerchio magico di Minenna derivante da alcune modalità di questo concorso. Ma anche dalle proroghe arbitrarie di alcuni dirigenti. Che ha agitato molti dipendenti di Adm. Che avevano la quasi certezza che ci sarebbe stato lavoro per la giustizia amministrativa. Con il probabile annullamento di tutti gli atti firmati dai dirigenti che risultassero essere stati prorogati in violazione della legge.

Adm come il Titanic? Io ho sperato di no.

Gli atti firmati dai dirigenti prorogati in violazione della legge, e che potrebbero rischiare di essere annullati, erano atti che potevano avere gravi conseguenze per il personale di Adm. Ma anche per le aziende che operano nei settori doganale, delle accise o dei monopoli. Aziende composte da operatori che hanno soprattutto bisogno di certezza del diritto da parte dell’Agenzia. E non di quelle che, agli occhi di molti, sono divenute ormai insopportabili sceneggiate in uniforme, accompagnate da continui tagli di nastro. Provocando l’indignazione di tanti, all’interno ed all’esterno di Adm. Come testimoniato, oltre che dai sindacati, da diversi commenti apparsi anche sui social.

Come quello postato durante le feste natalizie di fine 2022 su Facebook: “L’orchestra di Adm presente in Piazza Fiera a Trento, ha suonato l’inno ufficiale nel cuore dei tipici mercatini natalizi. Mentre presso molte Dogane i colleghi si fanno in tre per sopperire le carenze di personale c’è chi suona. Proprio come sul Titanic…

Io spero davvero che Adm, guidata da un nuovo direttore generale, non faccia la fine del Titanic. Per rispetto dell’antica professionalità del suo personale, e delle importanti funzioni che svolge nell’interesse delle finanze italiane ed europee.

Ho voluto essere quindi ottimista, dal giorno della nomina di Roberto Alesse. E sperare che, col cambio del Direttore generale, vi fosse un rapido cambio di rotta.

Dopo l’era Minenna, Adm e Guardia di Finanza firmano la pace

6 aprile 2023 – Eurocomunicazione [x]

Come detto, non c’è dubbio che i rapporti istituzionali tra due importanti amministrazioni dello Stato, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, fino all’uscita di scena, decisa a gennaio 2023 dal Governo Meloni, non siano mai stati a livello più basso dalla creazione della Guardia di Finanza. E parliamo di quasi due secoli e mezzo.

Il compito più antico e tipico della Guardia di Finanza è sempre stato, infatti, dal 1774, proprio quello della vigilanza delle frontiere e di polizia doganale. Al quale, nei secoli, sono stati aggiunti molti altri. Che ne hanno fatto un organo di polizia economico-finanziaria a trecentosessanta gradi preso ad esempio in Europa e nel mondo.

Ma il vecchio direttore generale di Adm, Marcello Minenna, aveva dato a molti l’impressione di voler riscrivere la storia del nostro Paese, mettendo a svolgere, in uniforme, i dipendenti di due valorose amministrazioni civili dello Stato (quella delle Dogane e quella dei Monopoli) compiti da sempre di competenza della Guardia di Finanza. Nel tentativo di completare l’opera che aveva iniziato, senza portarla a termine, uno dei suoi predecessori non meno caratteristici e controversi di lui: Giovanni Kessler. Il quale, un giorno, si presentò addirittura dal Comandante Generale pro-tempore delle Fiamme Gialle, Giorgio Toschi, proponendogli, con un sorprendente misto di temerarietà ed ingenuità, l’abbandono degli spazi doganali, nei porti ed aeroporti, da parte della Guardia di Finanza.

Solo chi conosce bene l’ironia e l’attaccamento alle Fiamme Gialle di Giorgio Toschi, figlio d’arte da diverse generazioni, può immaginare la risposta che ricevette l’ex presidente della Provincia di Trento.

Sembra che Kessler, dopo averla ricevuta, mostrò ai presenti un certo pallore e, di scatto, rappresentò la sua fretta di lasciare la riunione ed il Comando Generale del Corpo. Senza avere avuto neppure il tempo di sorseggiare il caffè ed i pasticcini, che erano stati generosamente preparati per lui e la sua assistente.

A detta tuttavia di chi ha avuto l’avventura di avere entrambi come direttore generale, pare che Minenna sia riuscito a superare lo stesso Kessler. Cosa che molti ritenevano impresa difficile, se non impossibile. Non solo per il personalismo di una gestione alquanto creativa di Adm, all’impronta di un ego piuttosto pronunciato. Ma anche per essere riuscito a realizzare il progetto dell’obiettore di coscienza Kessler – che non ha fatto il servizio militare quando era obbligatorio – di mettere gradi ed uniformi a tutti i dipendenti, da sempre civili, delle dogane, delle accise e dei monopoli.

Con una coreografica sceriffizzazione degna di quella che da tempo io chiamo Pulcinellopoli, come stereotipo della peggiore cialtroneria e incuria del denaro pubblico, che spesso i cosiddetti paesi frugali addebitano al nostro Paese. Che invece è preso ad esempio, persino dai frugali, in Europa e nel mondo, per il fatto di disporre di un Corpo come la Guardia di Finanza. Frutto e patrimonio del Paese che si base su due secoli e mezzo di storia, esperienza ed anche molto sangue versato, proprio lungo il confine terrestre. Ma anche quello aeroportuale. Perché non possiamo dimenticare il povero Finanziere Antonio Zara, caduto durante un servizio di vigilanza doganale sulla pista dell’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. Vittima, il 17 dicembre 1973, del fuoco dei terroristi palestinesi.

L’Amministrazione delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli, non ha certamente meno meriti e meno importanza delle Fiamme Gialle per le finanze dello Stato. Ma svolge un compito diverso da quello, di enforcement e vigilanza alle frontiere del nostro Paese, attribuito, dal 1774, alla Guardia di Finanza.

È la ragione per la quale, su InfosecNews ed Eurocomunicazione, non ho mancato di denunciare come scandaloso e offensivo per i cittadini lo spreco di denaro pubblico realizzato durante la gestione Adm di Minenna. Che ha fatto letteralmente di tutto, come si può comprendere anche dalla lettura della relazione sulla verifica amministrativo-contabile su Adm, eseguita dal 24 gennaio al 18 marzo 2022, dall’ Ispettorato Generale dei Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica della Ragioneria Generale dello Stato.

Il momento sembra tuttavia essere finalmente arrivato per voltare pagina a questa brutta storia. Nell’interesse del Paese e delle tasche dei cittadini contribuenti. I quali, in un periodo di crisi economica senza precedenti nella storia del Dopoguerra, non possono permettersi di doversi assumere anche il costo delle bizzarrie di aspiranti faraoni.

Ho accolto quindi con grande soddisfazione la notizia, seguita all’insediamento del nuovo direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, della firma, il 3 aprile 2023, di un protocollo d’intesa relativo ai rapporti di collaborazione tra le due Amministrazioni.

L’accordo, firmato nella sede di Adm dal nuovo Direttore generale, e dal Comandante Generale delle Fiamme Gialle pro-tempore, Giuseppe Zafarana, risponde, secondo una nota congiunta, “all’esigenza di ampliare e accrescere la condivisione del patrimonio informativo e delle reciproche esperienze al fine di assicurare una tutela sempre più̀ efficace degli interessi finanziari unionali e nazionali e un livello maggiore di protezione nei confronti delle minacce alla sicurezza dell’Unione e dei suoi residenti, alla salute umana, animale o vegetale, all’ambiente e ai consumatori”.

L’obiettivo, nell’interesse dei contribuenti, che negli ultimi anni sembrava essere ignorato, era quello di una “piena valorizzazione delle sinergie istituzionali consolidando i rapporti di cooperazione, di supporto reciproco e di complementarietà̀ delle due Amministrazioni, garantendo il pieno coordinamento operativo per il contrasto del contrabbando e degli altri traffici illeciti connessi alla circolazione della merce in ingresso e in uscita nel o dal territorio doganale dell’Unione europea, nonché́ delle violazioni nei settori delle accise e delle altre imposte sulla produzione e sui consumi, del “gioco pubblico” e della movimentazione transfrontaliera di denaro contante”.

Particolare attenzione è stata dedicata allo svolgimento di mirate analisi di rischio congiunte, così da orientare i controlli verso i soggetti che presentano significativi elementi di pericolosità̀, a tutela dei cittadini e delle imprese oneste. Ed in questo ho sempre sostenuto che Adm dispone di banche dati ed esperienza tecnico amministrative, del proprio altamente qualificato personale, che non meritano essere umiliata da coreografiche sceneggiate che il vecchio direttore generale voleva imporre.

Alessandro Alesse, in proposito, aveva dichiarato molto chiaramente, nel rispetto della storia di cui ho parlato in esordio, che: “il protocollo di oggi, oltre agli aspetti operativi, esalta nella sostanza la storica e imprescindibile collaborazione tra due Istituzioni che contribuiscono in maniera significativa alla tutela di settori strategici dell’economia italiana ed europea. Due Istituzioni che, coerentemente con le indicazioni degli Organi di controllo, operano con determinazione per garantire, al fianco dei cittadini, la piena legalità̀ negli ambiti di pertinenza”.

Giuseppe Zafarana, dal canto suo aveva invece messo in evidenza che: “l’intesa costituisce uno strumento fondamentale in un comparto di particolare delicatezza e rilevanza per il Paese, valorizzando efficacemente le specificità̀ di entrambe le Amministrazioni, univocamente e sinergicamente volte a un unico e comune obiettivo, ossia il rafforzamento della legalità̀ e della competitività̀ del sistema Paese”.

Per quanto riguarda invece i da me preventivati guai giudiziari di Marcello Minenna, per la pesante eredità lasciata al successore Alessandro Alesse, dico subito che non avevo la palla di cristallo.

Per i mie lettori su InfosecNews ed Eurocomunicazione, due coraggiose testate che avevano dato spazio a miei articoli denuncia delle diverse criticità della gestione Minenna di Adm (dopo che alcuni di questi articoli erano stati pubblicati, e successivamente rimossi, dai siti di due importanti testate nazionali, ed uno, non mio, anche da Dagospia) non è una sorpresa il fatto che Marcello Minenna, prima o poi, avrebbe dovuto fare i conti con la giustizia.

Cosa che mi sembrava evidente. Non perché io abbia poteri divinatori. Ma semplicemente perché, per fatti molto meno gravi di quelli da me (e pochissimi altri giornalisti) segnalati e documentati, altri dipendenti pubblici, compresi alcuni finanzieri, in Italia hanno passato gravissimi problemi giudiziari. Con la magistratura ordinaria e con quella contabile.

Come preventivato, dopo un lungo ed assordante silenzio – stampa, giudiziario ma anche politico – su una gestione molto particolare e personale dell’ex Direttore dell’Agenzia Dogane e Monopoli, già Economista del Movimento 5 Stelle, riciclatosi al termine del suo mandato in Adm quale assessore della giunta forzista della Regione Calabria, sembra sia arrivato il momento in cui dovrà dare risposta, alle magistrature inquirenti, di diverse accuse che gli sono state mosse.

Almeno così sembra, da quanto riportato il 5 aprile 2023 da Today e Domani. Notizia ripresa questa volta, a meno che non sia nel frattempo sparita, anche da Dagospia.

Pur nel pieno rispetto della doverosa presunzione di innocenza di Marcello Minenna, rispetto ad ognuno dei fatti che sembrano essergli stati contestati, e che saranno certamente attentamente valutati da Procure, ed eventualmente da Tribunali e Corte dei Conti, restano intatte tutte le criticità sul piano dell’opportunità e della decenza rispetto agli interessi finanziari dello Stato e dei cittadini italiani, in un momento di gravissima crisi economica, per quanto da me denunciato pubblicamente nei miei articoli, riportati in gran parte in questo capitolo. Che, anche se il signor Marcello Minenna sembrava non avesse gradito, sono solo la punta dell’iceberg   delle informazioni – sempre assolutamente documentate – che mi sono giunte da più parti. E che molti altri avevano, o dovevano pure avere.

 

Sarà l’ultimo mio articolo su Marcello Minenna

22 giugno 2023 – Eurocomunicazione [xi]

Dopo l’arresto[xii] dell’ex direttore generale di Adm (Agenzia dogane e monopoli), annunciato dalla stampa il 22 giugno, su ordine della Procura della Repubblica di Forlì, si è esaurito il mio compito di watchdog.

Chi ha seguito i miei diversi (e molto solitari) articoli critici (riportati nei paragrafi precedenti) sulla “gestione creativa” di Adm da parte dell’ex direttore, Marcello Minenna, già economista dei Cinque Stelle, prima di riciclarsi come assessore alla Regione Calabria per FI e, forse, anche con la Lega, sa che non posso essere stato sorpreso dalla notizia del suo arresto, nel quadro di un’inchiesta sullo sdoganamento di mascherine anti-Covid.

Un arresto che non mi ha fatto piacere, ma che mi ha reso invece triste

Non sono sorpreso, ma neppure contento di questo arresto. Il perché lo si può capire leggendo le mie previsioni nei miei diversi articoli, pubblicati in proposito da Eurocomunicazione ed InfosecNews, uniche due testate che hanno avuto il coraggio di pubblicare i miei articoli. E riportati nelle pagine precedenti. Compresi quelli pubblicati, e poi rimossi (senza preavviso e spiegazioni comprensibili) dai loro siti, da due importanti testate nazionali.

Anche se spesso mi auguro di sbagliarmi nelle mie previsioni, che, da quando sono libero da vincoli istituzionali, esprimo spesso pubblicamente, mettendoci faccia e firma, sono invece triste per due ragioni.

La prima, per il tempo che ci è voluto per accorgersi e mettere fine (e devo dire bravo al Governo Meloni!) a una gestione che da tempo presentava (almeno) le criticità (non necessariamente reati, e senza attendere l’intervento supplente della magistratura) che pochissimi altri giornalisti ed io abbiamo denunciato sulla “libera stampa”, oltre che sui social.

La seconda, per il discredito che, in ogni caso, questa vicenda tornerà a gettare sull’Italia e su importanti organi dello Stato, con valenza anche su interessi finanziari dell’Ue, come le Dogane e i Monopoli.

Indipendentemente da come andrà a finire la vicenda giudiziaria. Alla quale, sperando sempre di sbagliarmi, non mi sorprenderebbe se ne dovessero ora seguire altre. Non certo perché ho la palla di cristallo o informazioni privilegiate. Ma soltanto perché ho una certa esperienza di tempi e modi dei meccanismi investigativi e giudiziari italiani.

Resto garantista anche di fronte a un arresto che non mi sorprende

Resto tuttavia, come sempre, garantista e rispettoso della presunzione di non colpevolezza di Marcello Minenna per questi fatti (che non conoscevo, tra le diverse criticità della sua gestione che ho segnalate) che gli vengono ora addebitati dalla Procura di Forlì. Ricordando che una misura cautelare (compreso un arresto) non è una sentenza passata in giudicato. Ed è un principio che vale per chiunque. E sempre.

Ma ciò non toglie in nulla la responsabilità di chi ha consentito (compresa molta stampa compiacente) che un direttore generale di Dogane e Monopoli svolgesse indisturbato una gestione “creativa” di un importante organo dello Stato.

Sotto gli occhi di tutti, con i soldi del contribuente, indisturbato dalla quasi totalità dei watchdog.

Perché, da ora, sono disposto a scrivere solo in difesa di Marcello Minenna.

Da ora in poi, non scriverò più di Marcello Minenna. Perché sarebbe troppo facile.

A meno che non mi sentissi in dovere di farlo in sua difesa. Magari da coloro che hanno beneficiato dei suoi servigi, auto blu comprese, o hanno subito, per tornaconto personale, la sua grande “influenza”, e da ora, come accade spesso, gli volteranno le spalle.

Lo lascerò fare ai soliti “caduti dal pero”, e agli sciacalli mediatici che, come sempre, sanno avventarsi solo sulle carogne o sulle prede ferite.

Mai sui leoni in salute.

[i] Infosecnews (contestualizzato).

[ii] Al momento della pubblicazione su InfosecNews di questo scritto.

[iii] InfosecNews (contestualizzato).

[iv] Agenzia Italiana Stampa Estero.

[v]      Considerata la stima che, nonostante questo episodio, continuo ad avere per Piero Sansonetti (pur non condividendo tutte le sue posizioni) ma anche il fatto che ho reso pubblico quello che avevo da dire in proposito, non ho ritenuto di ritirare la mia firma dal giornale e interrompere la collaborazione. Perché considero ancora Il Riformista un giornale coraggioso e fuori dal coro.

[vi] InfosecNews.

[vii] InfosecNews.

[viii] InfosecNews.

[ix] Eurocomunicazione.

[x] Eurocomunicazione

[xi] Eurocomunicazione.

[xii] Arresto annullato successivamente dal Tribunale della Libertà di Bologna, come riportato dall’Ansa il 7 luglio 2023. Il fatto quotidiano dell’8 luglio 2023 riporta che, oltre che a Forlì, Minenna risulta indagato a Roma. “La Procura capitolina, infatti, sempre il 22 giugno, ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del manager – attuale assessore (sospeso) alla regione Calabria – già indagato per i reati di “minaccia per costringere a commettere un reato” (articolo 611 del Codice penale) e “errore determinato dall’altrui inganno” (art. 48 c.p.)”.