Alessandro Butticé

I guai di Marine Le Pen nascono da un’indagine dell’Olaf del decennio scorso

2 Aprile, 2025

Formiche 2 aprile 2025

Il 31 marzo 2025, il Tribunale correzionale di Parigi ha condannato nove deputati o ex deputati al Parlamento europeo e diversi assistenti parlamentari per appropriazione indebita di fondi dell’Unione europea. Tra questi, la leader del Rassemblement National e potenziale candidata alla presidenza della Repubblica Francese Marine Le Pen. Nei dibattiti planetari che sono seguiti a questa dura condanna (soprattutto per il fatto che, sebbene la sentenza sia solo di primo grado, e quindi appellabile, sia già esecutiva l’ineleggibilità per ben cinque anni, quindi oltre le elezioni presidenziali del 2027) pochi hanno osservato due cose.

La prima, é che i fatti e le indagini dai quali è scaturito il giudizio risalgono a un decennio fa.

La seconda è che, nonostante le critiche che, sull’onda della guerra ibrida di cui è oggetto l’unitá europea da anni (ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina, e della seconda elezione di Donald Trump), le Istituzioni europee, pur essendo lontane dalla perfezione, hanno dimostrato di avere propri anticorpi per reagire e lottare contro corruzioni e frodi che attentano agli interessi finanziari dell’Ue. Che non sono altro che quelli delle tasche dei cittadini-contribuenti europei.

A ricordarlo, oggi, è stato l’Ufficio europeo per la lotta alla frode (OLAF), a mezzo del suo portavoce, l’italiano Pierluigi Caterino. Il quale ha ricordato come la sentenza del Tribunale di Parigi derivi dallo sviluppo di due indagini chiuse nel 2016 e nel 2018 (per fatti ovviamente antecedenti) dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) in collaborazione con le autorità giudiziarie francesi.

Indagini interne al Parlamento europeo che, secondo quanto dichiarato da Caterino «hanno portato alla luce sospetti di frode e gravi irregolarità riguardanti l’assunzione fittizia di assistenti parlamentari da parte di deputati europei affiliati al partito politico francese Rassemblement National (precedentemente noto come Front National)».

Come ampiamente riportato dai media di tutto il mondo, Marine Le Pen e altri membri dello stesso partito politico erano persone coinvolte in queste indagini.

Le indagini hanno rivelato «gravi irregolarità» e si sono concentrate sull’impiego fittizio di persone falsamente indicate come assistenti parlamentari, pur non avendo mai lavorato per il Parlamento europeo.

«In un caso, ad esempio – secondo le dichiarazioni del portavoce dell’Olaf – le prove raccolte hanno rivelato che un assistente era stato pagato dal Parlamento europeo senza aver mai fornito assistenza all’eurodeputato negli uffici parlamentari come richiesto. Invece, questa persona viveva vicino a Parigi e lavorava esclusivamente per il partito politico».

Nel corso dell’indagine, l’OLAF si è coordinato con successo con le autorità giudiziarie francesi, conducendo indagini parallele per garantire la copertura di tutti gli aspetti possibili. Secondo procedure ben collaudate da anni, che precedono la creazione dell’Ufficio del Procuratore Europeo – che non risulta aver dato un significativo contributo a questa inchiesta – su richiesta delle autorità giudiziarie francesi, il personale dell’OLAF ha anche fornito assistenza alla polizia giudiziaria in qualità di esperto su mandato del procuratore francese.

Il Parlamento europeo ha già recuperato tutti i fondi oggetto della frode

La Procura della Repubblica francese ha quindi integrato i risultati delle indagini interne dell’OLAF nei procedimenti giudiziari in corso. Secondo l’Olaf, le sue indagini amministrative contenevano anche «raccomandazioni finanziarie per il recupero di oltre 420.000 euro a favore del bilancio dell’UE, oltre a raccomandazioni disciplinari per il Parlamento europeo. In seguito alle raccomandazioni dell’OLAF, il Parlamento europeo ha recuperato tutti i fondi». Fatto, quest’ultimo che, senza particolare sorpresa per chi scrive, pochissimi hanno segnalato nelle concitate pubbliche dichiarazioni. Nonostante debba costituire motivo di reale soddisfazione non solo per gli autori delle indagini, ma, soprattutto, per tutti i cittadini-contribuenti europei.

Il direttore generale dell’OLAF, Ville Itälä, dopo un momento di comprensibile riserbo iniziale, ha dichiarato oggi: “Il Parlamento europeo è la pietra miliare della democrazia europea eletta direttamente. In stretta collaborazione con le autorità giudiziarie francesi, abbiamo salvaguardato l’integrità delle istituzioni europee. I contribuenti si aspettano giustamente che i loro rappresentanti utilizzino le risorse in linea con le nostre regole. Per quanto riguarda i pochissimi che non lo fanno, una condotta così grave può danneggiare sia gli interessi finanziari dell’Unione che la sua reputazione. L’OLAF continuerà a combatterla senza timori o favoritismi”.

Il nuovo Direttore Generale dell’Olaf potrá essere un Finanziere italiano?

Merita essere ricordato che il 31 luglio di quest’anno, il finlandese Ville Itälä terminerà il suo mandato di sette anni non rinnovabile. Le complesse procedure di selezione di chi dovrà succedergli sono attualmente in corso, nella dovuta e comprensibile segretezza della fase iniziale. Anche se la procedura di selezione Inter istituzionale (Parlamento, Consiglio e Commissione europea) comprenderà un’audizione pubblica della rosa ristretta dei candidati selezionati, dinnanzi alla Commissione Controllo Bilanci (CONT) del Parlamento europeo. La cui Vicepresidente è l’ex Magistrata italiana Caterina Chinnici, figlia del Giudice eroe e martire della lotta alla mafia Rocco Chinnici.

Su Formiche.net del 10 novembre 2024 (“Un italiano alla guida dell’antifrode Ue? la proposta del Gen. Butticé”), annunciando l’inizio della procedura di selezione e reclutamento del prossimo Direttore generale dell’Ufficio antifrode europeo, ho già spiegato le ragioni per le quali auspicavo la candidatura di almeno un generale della Guardia di Finanza, per guidare questo importantissimo organismo investigativo europeo.

Anche se spesso, ed in Italia più che altrove, «nemo est Propheta in Patria», la Guardia di Finanza è un’istituzione con una tradizione consolidata e universalmente riconosciuta nella lotta contro le frodi economico-finanziarie. Diventata da anni un modello organizzativo ed investigativo a livello europeo e mondiale, ha dato sin dall’inizio, negli anni Novanta, un indiscusso contributo al funzionamento ed al consolidamento dei servizi antifrode dell’Ue.

È ben noto, a Bruxelles e nel resto d’Europa, che i suoi migliori ufficiali hanno una formazione specifica ed un’estesa esperienza nel campo delle indagini finanziarie ed economiche. Competenze che sono estremamente rare, oltre che preziose per l’Olaf, delle quali le istituzioni Ue hanno saputo ben beneficiare per decenni.

Questo mio auspicio non è stato disatteso dalla Guardia di Finanza. Che, non solo non ha ostacolato (come poteva accadere), ma ha anche incoraggiato la candidatura (che deve essere fatta a livello personale, e non può essere una designazione ufficiale, stante lo statuto di totale indipendenza dell’Ufficio e di tutti i funzionari Ue) di due suoi generali. Dotati di tutte le carte in regola per giocarsi molto bene una partita, lunga e complessa, con ottime possibilità di vincerla.

Sarei quindi molto sorpreso se, almeno uno dei due, non avesse superato le selezioni iniziali da poco terminate, che hanno riguardato meno di dieci dei tanti candidati, e tra i quali vi erano entrambi i Finanzieri. Sono quindi convinto che, almeno uno dei due, verrá sottoposto all’esame dell’Assestement Center (uno screening a 360 gradi delle capacità di alta dirigenza, realizzato da consulenti altamente specializzati nella selezione di top managers nel mondo istituzionale ma anche delle grosse imprese) ed a quello successivo da parte del Comitato Consultivo di Nomina della Commissione europea. Integrato, per la nomina Inter istituzionale del Direttore Generale dell’Olaf, anche da rappresentanti del Parlamento e del Consiglio.

Lo stupore di una mancata presenza di almeno uno dei due candidati italiani nella rosa finale (entrambi lo considero improbabile, anche per questioni di nazionalità), oltre che dalla certezza delle capacità individuali dei due generali, deriverebbe dal fatto che la Guardia di Finanza, in questo particolare momento storico di guerra anche ibrida, che non esclude l’utilizzo strumentale di indagini economiche-finanziarie per destabilizzare l’Ue e dividere gli Stati Membri (come una mia lettura dello stesso Qatargate mi porta da tempo a sospettare), ha sicuramente il migliore Dna dei suoi dirigenti per assicurare la migliore difesa degli interessi, non solo finanziari, dell’Ue, da ogni forma di attacco ibrido.

L’Olaf, oggi che esiste il Procuratore europeo (l’Eppo), ha inoltre assunto, per certi aspetti, la funzione di braccio operativo dell’Eppo. E quindi, oltre che un servizio di indagini amministrative, anche di una sorta di polizia giudiziaria europea, a capo della quale un Finanziere saprebbe, meglio di altri, come guidarla.

La nomina di un ufficiale della Guardia di Finanza alla testa dell’Olaf sarebbe inoltre, a mio avviso, un doveroso riconoscimento non solo alle Fiamme Gialle, ma anche all’Italia per il supporto fornito sinora nella materia.

Visto che é da molti anni che la Guardia di Finanza, nonostante i suoi meriti indiscussi, non dispone, nell’organigramma dell’Olaf, di un alto dirigente (Capo Unità, Direttore o Direttore generale) che provenga dalle sue fila.

Come noto, l’Italia, a causa della sua posizione geografica e alla dimensione della sua economia, oltre che per le pericolose organizzazioni criminali autoctone, è spesso al centro di fenomeni di frode a livello europeo. Anche se da tempo, almeno tra gli addetti ai lavori, non è più considerata solo come patria di mafie, ma anche come esempio efficace e virtuoso di lotta alla criminalità economico-finanziaria.

Avere un Finanziere come Direttore Generale potrebbe quindi dare un significativo impulso al coordinamento delle attività antifrode a livello comunitario, promuovendo un approccio integrato. Un alto ufficiale della Guardia di Finanza, abituato da tempo a lavorare in sinergia con altre forze di polizia e autorità giudiziarie e doganali europee, ed a dirigere strutture investigative complesse, potrebbe fornire inoltre una visione armonizzata e particolarmente incisiva alle operazioni di Olaf.

Anche se è ancora presto per dire se centreranno l’obiettivo, l’Italia (sotto l’occhio vigile e attivo, ancorché discreto, del Primo Vicepremier e Ministro degli Esteri António Tajani) e la Guardia di Finanza hanno comunque già dimostrato – a differenza di altre volte nel passato – di essere capaci di partecipare con onore, lungimiranza e spirito di squadra a questa importante competizione europea.

A riprova del grande contributo che l’Italia in generale, oltre che la Guardia di Finanza, hanno dato alle strutture e politiche antifrode dell’Ue, sin dal lontano ottobre del 1990 (con l’inserimento del primo Finanziere negli organici dei servizi antifrode della Commissione europea) va anche ricordato che l’Eppo trova tra i suoi artefici visionari un italiano doc: l’ischitano Francesco De Angelis, vecchio Direttore del Controllo finanziario della Commissione europea e creatore delle Associazioni dei Giuristi per la protezione degli interessi finanziari dell’Ue, dalle quali, appunto, è nata l’idea che ha portato in tre decenni alla creazione della Procura europea.