Il 9 gennaio 2010 moriva Franz-Hermann Brüner, il magistrato tedesco che per quasi dieci anni, dal 1° marzo 2000 al 9 gennaio 2010, è stato il primo direttore generale dell’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta alla frode. In buona parte di questi dieci anni, esattamente fino al 16 novembre 2009, ho avuto il privilegio e l’onore di esserne il Portavoce e il Capo dell’Unità Comunicazione, e anche testimone del suo grande amore per l’Italia, alla quale, come spiegherò in conclusione, ha fornito un contributo superiore a quello di tanti italiani.
Franz-Hermann Brüner era innanzitutto un uomo europeo. Poi un bavarese nato nel 1944, e quindi cresciuto e formatosi in piena rinascita della Germania uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale, prima di diventare la locomotiva economica dell’Unione europea.
Dopo essere stato giudice istruttore, giudice e pubblico ministero, divenne procuratore capo a Berlino, dove, dopo la caduta del Muro, svolse la funzione di Pubblico Ministero nei processi contro figure di primo piano dell’ex DDR, tra i quali lo stesso leader della Germania Est, Erich Honecker.
Dopo aver diretto l’Unità Antifrode dell’Alta Rappresentanza delle Nazioni Unite per la Bosnia and Erzegovina, nel marzo del 2000 giunse a Bruxelles, quale primo direttore generale dell’Olaf.
Avviando l’attività dell’Olaf in un delicatissimo periodo istituzionale, che seguiva le prime dimissioni della Commissione europea, per sospette irregolarità, dispensò ogni sua energia nella definizione della struttura organizzativa e della strategia investigativa dell’Olaf.
Non fu immune anche da difficoltà, che affrontò sempre con grande determinazione, ma con la forza della calma, del rigore della sua indipendenza e della sua grande onestà, anche intellettuale, e integrità.
Tra queste, alcune esperienze italiane che lo lasciarono sconcertato. Prima di arrivare a Bruxelles era, infatti, un grande ammiratore dell’indipendenza della Magistratura italiana e, appena giunto all’Olaf, pretese ed ottenne, nonostante il veto politico del Governo Berlusconi, il distacco di tre magistrati per la conduzione di inchieste a livello europeo.
Dopo alcuni episodi mediatico-giudiziari che lo sorpresero non poco, però, toccandolo anche sul piano personale (in un caso, dopo una presa di posizione pubblica, fu costretto a investire il Ministro della giustizia ed il Csm), mi confidava spesso la sua incredulità per quanto vedeva, ripetendomi che per lui, garantista e allergico ad ogni forma di muscoloso giustizialismo mediatico, l’indipendenza del singolo magistrato non poteva mai sfociare nell’irresponsabilità delle proprie azioni, e tanto meno nell’impunità. Ma era pur sempre un magistrato tedesco. E quindi non gli era sempre facile comprendere il funzionamento spesso singolare della giustizia italiana, nonostante la grandissima collaborazione che seppe intrattenere con le più importanti Procure della Repubblica e con la Direzione Nazionale Anti-Mafia di Pier Luigi Vigna. Celebre il grande supporto internazionale che l’Olaf di Brüner diede alla Dna nella cattura di grandi contrabbandieri di sigarette italiani, latitanti, appartenenti alla Montenegro Connection, ma anche quello fornito alle inchieste di validi PM, come Antonio Lamanna, della Procura di Milano, sulle frodi internazionali all’IVA nel settore dell’argento.
Franz Hermann Brüner ha avuto la capacità di aver fatto apprezzare in tutto il mondo l’Olaf, che era allora un giovane servizio investigativo europeo. Non è un caso che la sala magna dell’Accademia Anticorruzione Europea di Vienna sia stata dedicata alla sua memoria.
Dalla Cina al Sud Africa, dall’Atlantico al Mediterraneo, il suo nome è stato sinonimo di Europa della legalità contro l’internazionale del crimine.
Franz Hermann Brüner è stato anche un maestro della trasparenza e dei rapporti con i media nel rispetto della legalità. I rapporti dell’Olaf con la stampa, sotto la sua guida, sono stati di grande apertura, sempre limitati però dall’assoluto rispetto della legge, compreso quello del segreto investigativo e dei diritti di tutti: tra i primi, quelli delle persone soggette a indagini.
Non si può concludere il ricordo di Franz-Hermann Brüner senza rammentare che è stato anche un grande estimatore dell’Italia, e della Guardia di Finanza in particolare, sostenendo più volte pubblicamente che la reputazione di capitale della frode che l’Italia ha avuto per anni (e grazie a lui, oggi non è più così) non rende giustizia né alla realtà delle cose né agli sforzi, davvero esemplari, che l’Italia, anche e soprattutto grazie alla Guardia di Finanza, ha compiuto e continua a compiere nella lotta alle frodi ai danni degli interessi finanziari dell’Unione europea.
In un’intervista, qualche mese prima della sua scomparsa, ha ricordato come l’Italia fosse uno dei Paesi in cui si scopriva annualmente un numero molto elevato di frodi e irregolarità. “Non bisogna però dimenticare – sottolineava all’intervistatore – che è anche il Paese che dispone degli arsenali di protezione penale e investigativa tra i più avanzati a livello europeo. E per noi è molto più facile indagare in Italia che in altri Paesi. Gli strumenti d’indagine utilizzati in Italia sono tra i più avanzati al mondo. Nella lotta alle frodi comunitarie si usano strumenti d’indagine avanzatissimi: si pensi alle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Strumenti raramente utilizzati nella maggior parte degli altri Paesi per tali tipi di illeciti. Le forze di polizia e la magistratura italiane dispongono di strumenti che spesso vengono invidiati dai colleghi di altri Paesi. È quindi abbastanza naturale che i casi scoperti siano superiori“.
È anche per questo che Franz-Hermann Brüner, un gentiluomo dai tratti affabili e dai modi sempre gentili e rispettosi del prossimo, è rimpianto da chi l’ha veramente conosciuto e sarà ricordato, nella storia della costruzione europea, come un «grand Monsieur» dell’Europa della legalità.