Oggi voglio segnalare ai miei lettori una bella lettera aperta del Prefetto Francesco Tagliente, riportata in calce, che utilizza il doveroso linguaggio iistituzionale, rispettoso di tutti, di chi si esprime non a titolo personale, ma come Presidente della Fondazione Insigniti OMRI.
«Francesca-Francamente», criticando l’Inno nazionale, ha manifestato la sua legittima diversitá di gusti e sensibilitá (anche musicali), grazie alla libertá di manifestazione del pensiero che ci é garantita dall’art. 21 della Costituzione repubblicana.
La stessa Costituzione che tutela il Tricolore che la cantante considera invece «anacronistico», e che dovrebbe forse tutelare anche l’Inno nazionale.
Tali diversitá nella legittima libertá di manifestazione del pensiero esistono tuttavia anche nell’espressione scritta e audio-video.
Un esempio, in proposito, ce lo da Giuseppe Cruciani con questa risposta audio-video alla giovane e promettente cantante (link).
Lo stile e la forma sono evidentemente molto diversi da quelli utilizzati dal Presidente della Fondazione Insigniti OMRI nella sua lettera aperta a «Francesca-Francamente».
Ma la sostanza non credo sia troppo diversa da quello che tanti pensano in proposito.
Sicuramente io.
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Lettera aperta del Prefetto Francesco Tagliente, Presidente della Fondazione Insigniti OMRI, a Francesca Siano, conosciuta come Francamente
Cara Francesca,
In occasione delle celebrazioni della Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, istituita dalla legge 23 novembre 2012, n. 222, mi sento di scriverle per stimolarla a una riflessione profonda sul significato dell’Inno di Mameli, simbolo che rappresenta l’unità e l’identità del nostro Paese.
Premetto che sono un grande appassionato del nostro Inno. Non solo perché ogni volta che lo ascolto mi vengono i brividi, ma anche per il suo valore storico e simbolico, che racconta il momento cruciale in cui un popolo schiavo e diviso giura di combattere per la propria libertà. Come lei ben saprà, l’autore della musica, Michele Novaro, lavorava nei teatri d’opera e sapeva perfettamente come associare la musica a una scena di grande impatto. Quando ricevette la poesia di Goffredo Mameli, il potente inizio con «Fratelli d’Italia…» gli fece subito immaginare una scena drammatica, quasi cinematografica, che scendeva come una sceneggiatura.
E vorrei che, proprio come in un film, provassimo a visualizzare insieme la scena del nostro Inno.
Scena 1, esterno giorno: In una vasta pianura si trova radunato un popolo italiano, all’epoca diviso in sette Stati, fragile e impaurito. Improvvisamente, un suono forte e chiaro, come un trombone, annuncia che qualcosa di straordinario sta per accadere. Come inizia il nostro inno? Con dei suoni potenti che esprimono proprio questo: Attenzione!
Scena 2, esterno giorno: La folla guarda in lontananza e osserva una figura maestosa alzarsi su un trono, pronta a parlare. È la voce dell’Italia che si sveglia e si prepara a lottare.
Scena 3, esterno giorno: La figura inizia a parlare, il suo messaggio è chiaro, potente, solenne: «Fratelli d’Italia! L’Italia s’è desta! Dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Dov’è la Vittoria? Leporga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò». Le parole sono cariche di energia. La partitura di Novaro indica di cantarle con forza, con vigore. E dovrebbe essere così.
Scena 4, esterno giorno: La figura ha terminato e le sue parole colpiscono il cuore del popolo. Novaro ha usato la musica per far sentire l’effetto di quel messaggio, come se fossero dei pugni sullo stomaco. E qui, cara Francesca, le chiedo di evitare di fare quel popopo-po-po-po-po che diluisce l’emozione di un momento così profondo.
Scena 5, esterno giorno: Gli italiani, increduli e stupefatti, si guardano l’un l’altro, disorientati. Pensano: «Fratelli d’Italia? Noi, così deboli? Non ce la faremo mai». La musica ci dice che il popolo, alla seconda ripetizione della strofa, esprime il dubbio, il timore, il piano che ancora non sa se sarà vinto o vincitore. Novaro lo ha messo in nota: Pianissimo e molto concitato. Ma troppo spesso si canta come se nulla fosse, e l’effetto di quella paura si perde.
Scena 6, esterno giorno: È il momento della consapevolezza. Il popolo italiano si rende conto di poter essere libero, di poter vincere. E a quel punto l’inno esplode, il coro risponde: «Stringiamci in coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò». L’entusiasmo cresce, e l’Inno si conclude con un grido, un sì di impegno, un giuramento che non c’era nel testo di Mameli ma che Novaro ha aggiunto per segnare il momento della consacrazione della nostra indipendenza: «L’Italia chiamò: Sì!».
Cara Francesca, questo è il vero significato dell’Inno di Mameli. Un inno che racconta la nostra storia, la nostra lotta per l’unità e la libertà. Lo amiamo non solo per la bellezza delle sue parole e della sua musica, ma perché in esso c’è il simbolo di una nazione che ha saputo rialzarsi dalle proprie difficoltà.
Proprio per questo credo che l’Inno degli Italiani meriti di essere riconosciuto come parte integrante della nostra Costituzione, insieme alla bandiera, nell’articolo 12. Ed è per questo che la Fondazione Insigniti OMRI (Ordine al Merito della Repubblica Italiana), di cui ho l’onore di essere presidente, sta intraprendendo una serie di iniziative per questo riconoscimento.
La mia speranza, cara Francesca, è che possa avvicinarsi a questo percorso, comprendendo appieno il valore di un simbolo che, pur nel tempo, resta un punto di riferimento per tutti gli italiani. È la memoria del nostro passato che ci aiuta a costruire il nostro futuro, inclusivo e rispettoso di tutti.
Con stima e affetto,
Francesco Tagliente
Presidente della Fondazione Insigniti OMRI