Alessandro Butticé

Fulco Ruffo di Calabria, ali d’Italia dimenticate dalla Calabria

7 Giugno, 2026

Cultura Identità, 7 giugno 2026

Fulco Ruffo di Calabria (1884-1946) non fu soltanto uno dei grandi assi dell’Aeronautica militare italiana nella Grande Guerra. Fu il simbolo di un’Italia capace di coniugare coraggio, disciplina, nobiltà d’animo e senso dello Stato.

Pilota della leggendaria 91ª Squadriglia, compagno d’armi di Francesco Baracca, stimato «compagno d’ala» di Gabriele D’Annunzio, conseguì venti vittorie aeree, partecipò a cinquantatré combattimenti e venne decorato con una Medaglia d’Oro al Valor Militare, due d’Argento, quattro di Bronzo e numerose onorificenze italiane e straniere.

La motivazione della Medaglia d’Oro lo descrive come “pilota da caccia di insuperabile ardire”, capace di affrontare il nemico “con spirito di sacrificio pari al suo valore”. Parole che raccontano un’Italia eroica, oggi troppo spesso dimenticata o relegata ai margini della memoria nazionale.

Eppure, Fulco Ruffo di Calabria non fu soltanto il “principe pilota”. Fu anche senatore del Regno, ricordato recentemente a Bruxelles dal Segretario generale del Senato Federico Toniato quale esempio di “equanimità, equilibrio, correttezza, indipendenza e rigore”, anche negli anni più difficili del fascismo.

Proprio Bruxelles, il 18 maggio scorso, ha reso omaggio a questa straordinaria figura italiana ed europea nella conferenza organizzata dall’Ambasciata d’Italia presso il Regno del Belgio, sotto l’alto impulso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presenza delle Loro Maestà il Re Alberto II e la Regina Paola, figlia dell’eroe. Presenti, tra gli altri, ospiti della Residenza dell’Ambasciatore d’Italia in Belgio, Federica Favi, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale Antonio Conserva, e numerose autorità italiane e belghe.

Ad aprire i lavori è stato Pierre Di Toro, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, leggendo il messaggio del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ufficiale di complemento dell’Aeronautica Militare. Tajani ha ricordato e tratteggiato il grande valore di Fulco Ruffo di Calabria come esempio di “patriottismo, servizio allo Stato e prestigio internazionale dell’Italia”, richiamando il ruolo storico dell’Aeronautica Militare nella costruzione dell’identità nazionale.

L’Ambasciatore Federica Favi con la Regina Paola, figlia di Fulco Ruffo di Calabria

Particolarmente toccante la testimonianza della Regina Paola, che ha ricordato il padre come uomo rigoroso, profondamente umano e fedele a un codice cavalleresco oggi quasi incomprensibile: abbattere il velivolo nemico cercando però di salvare il pilota avversario.

Ed è proprio dopo aver ascoltato queste parole a Bruxelles che, da militare, servitore delle Istituzioni e cittadino italiano, amico della Calabria e di tanti calabresi, non posso nascondere amarezza e sdegno per il silenzio della Regione Calabria sulla proposta di aggiungere al nome di Lamezia Terme dell’aeroporto internazionale calabrese, quello di  Fulco Ruffo di Calabria. Come l’aeroporto principale di Roma si chiama “Fiumicino-Leonardo Da Vinci”.

Una proposta avanzata dal nipote omonimo dell’eroe, la cui accettazione dovrebbe apparire naturale non soltanto per il valore storico e morale del personaggio, ma perché il cognome stesso di Fulco Ruffo di Calabria porta il nome della regione.

Eppure, incredibilmente, la proposta, sinora, non sarebbe stata nemmeno presa in considerazione.

Sarebbe invece un gesto di identità e orgoglio nazionale. Perché la Calabria avrebbe tutto da guadagnare nel legare il proprio nome non agli stereotipi che troppo spesso la mortificano, ma a uno dei suoi figli più nobili e illustri: un eroe italiano, europeo e calabrese nel nome e nella storia millenaria che lega la sua famiglia alla regione.