Alessandro Butticé

Pappagalli belanti

16 Febbraio, 2026

C’è un fenomeno curioso nel dibattito pubblico sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale: folle intere che ripetono slogan fatti di falsità madornali senza aver mai letto una riga del testo di riforma.

Attacco alla democrazia”, “fine dell’autonomia”, “attentato all’indipendenza e all’autonomia della magistratura”, ”stravolgimento della Costituzione”, ” ”deriva autoritaria”… parole grosse, spesso svuotate di significato e ripetute a eco.

È il coro di quelli che io ho battezzato «pappagalli belanti»: non argomentano, non citano articoli, non distinguono tra modifiche sostanziali e norme di coordinamento.
Seguono il pifferaio di Hamelin di turno — magistrato rock star, politico, influencer o opinionista — e marciano compatti nella direzione indicata.

Discutere è legittimo.

Dire “NO” è legittimo.

Ma almeno sapere cosa si sta dicendo non sarebbe il minimo sindacale in uno Stato di diritto, i cui cittadini siano persone democraticamente mature?

Il resto è solo rumore di gregge.